«Ilva, avanti anche senza Marcegaglia»

Parigi - «In caso di uscita del gruppo Marcegaglia da Am InvestCo siamo aperti sia a un incremento della attuale quota di Banca Intesa, sia all’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti. Per ArcelorMittal le due opzioni sono equivalenti». Parola di Aditya Mittal, amministratore delegato di ArcelorMittal Europa e direttore finanziario del gruppo

mezzobusto

di Gilda Ferrari, inviata

Parigi - «In caso di uscita del gruppo Marcegaglia da Am InvestCo siamo aperti sia a un incremento della attuale quota di Banca Intesa, sia all’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti. Per ArcelorMittal le due opzioni sono equivalenti». Aditya Mittal, amministratore delegato di ArcelorMittal Europa e direttore finanziario del gruppo, a margine dell’ArcelorMittal Day di Parigi commenta con grande cautela l’ipotesi che l’Antitrust europeo possa chiedere alla cordata che si è aggiudicata l’Ilva, e che secondo indiscrezioni presenta elementi di concentrazione di mercato che si rifletterebbero sul prezzo post-acquisizione, di “liberarsi” della presenza di Marcegaglia (oggi in Am InvestCo con il 6%, Mittal detiene l’88% e Intesa un altro 6%) per allinearsi alle regole europee sulla concorrenza di mercato.

«L’ingresso di Cassa depositi e prestiti nella cordata, come già aveva detto mio padre, oppure un incremento della presenza di Intesa in società sono per noi opzioni equivalenti», dice il giovane Mittal. In ambienti vicini al gruppo si fa notare che a preoccupare non sono tanto i rimedi che l’Antitrust europeo può proporre per superare gli ostacoli all’acquisizione di Ilva da parte del colosso mondiale, quanto i tempi richiesti dalla procedura in corso a Bruxelles, che aveva prorogato il termine del responso al 23 marzo 2018.

Proprio sui tempi è arrivata ieri una rassicurazione da parte della commissaria dell’Unione europea alla Concorrenza. Margrethe Vestager ha parlato di una volontà di arrivare «in anticipo rispetto alla scadenza legale». «Dobbiamo essere veloci e se troveremo eventuali problematiche di concorrenza sarà il compratore che dovrà occuparsene, quindi risolvere e fare chiarezza», ha detto. «Tutti sono preoccupati di trovare una soluzione che riguarda la fusione tra Ilva e ArcelorMittal. - ha spiegato la commissaria - È una questione importante che va avanti da tempo. C’è anche una questione sottostante legata all’ambiente».
Vestager ha poi ribadito che la cooperazione con le autorità italiane è «ottima» e «solida»: «Ora stiamo esaminando alcune tematiche legate alla concorrenza con l’acquirente».

Nel corso dell’ArcelorMittal Day, giornata dedicata ai media europei, tra cui Il Secolo XIX-the MediTelegraph, Aditya Mittal ha parlato degli investimenti del gruppo nella digitalizzazione: «Il 2017 è stato un anno fondamentale per la digitalizzazione all’interno dell’azienda. Siamo concentrati su questo processo, oggi a particolare beneficio dei clienti».

Rispetto al piano industriale presentato per l’acquisizione e il rilancio di Ilva, ArcelorMittal prevede per lo stabilimento di Genova Cornigliano un incremento della produzione teso a superare le attuali 170 mila tonnellate, ma parallelamente tagli su 600 unità rispetto a un organico di 1.499 persone. Alla domanda su come pensa il gruppo di aumentare la produzione degli stabilimenti Ilva del Nord (anche a Novi Ligure sono previsti 54 esuberi) tagliando il personale, il manager risponde che «la sfida della siderurgia europea si gioca sull’incremento della produttività e sulle nuove tecnologie». Il piano di Am InvestCo per Ilva prevede l’acquisto degli stabilimenti di Genova, Taranto e Novi Ligure a un prezzo di 1,8 miliardi e investimenti per altri 2,4 miliardi, di cui 1,15 miliardi per il risanamento ambientale di Taranto e 1,25 miliardi per gli interventi industriali di potenziamento e ammodernamento degli impianti.

Su Genova gli impegni nell’arco di piano (al 2024) risultano pari a 123 milioni, di cui 52 milioni di manutenzioni ordinarie in sette anni, 20 milioni di nuovi dispositivi per le zincature e solo 15 milioni per un adeguamento della linea di banda stagnata considerato «insufficiente per il sito di Genova» sia dal sindacato sia da Federmanager.

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