Carige, il caso Mincione al cda

La prospettiva di uno scontro nell’azionariato di Carige scalda la Borsa.Dopo aver chiesto voce in cda con una lettera inviata al presidente e non ancora portata in consiglio, il finanziere Raffaele Mincione avrebbe messo a punto un “piano B” che prevede la revoca e il rinnovo del cda

mezzobusto

di Gilda Ferrari

La prospettiva di uno scontro nell’azionariato di Carige scalda la Borsa. Dopo aver chiesto voce in cda con una lettera inviata al presidente e non ancora portata in consiglio, il finanziere Raffaele Mincione avrebbe messo a punto un “piano B” che prevede la revoca e il rinnovo del cda attraverso un’assemblea straordinaria, nel caso in cui la richiesta recapitata a Giuseppe Tesauro non fosse presa in considerazione. La strategia ha tempi stabiliti e dovrebbe concretizzarsi dopo il 29 marzo, successivamente all’assemblea dei soci di approvazione del bilancio 2017: non ci sarebbe infatti il tempo tecnico per presentare le liste.

Fonti finanziarie sostengono che la richiesta di rappresentanza di Mincione, entrato in Carige con una quota del 5,4% attraverso il suo Capital Investment Trust, «non nasce in antagonismo con il socio Malacalza ma dalla volontà di contribuire allo sviluppo della banca con una governance qualificata e fortemente tecnica». Una fonte finanziaria prevede, in quest’ottica, che l’uomo d’affari potrebbe addirittura aumentare il proprio investimento a Genova, «salendo verso il 10 per cento».

I fari sono puntati sul cda convocato martedì prossimo, occasione in cui, anche considerando l’intervento di Consob sul caso Mincione-Carige, l’istanza del finanziere potrebbe essere portata all’attenzione del consiglio. Se questo non accadesse, la questione sarà comunque prevedibilmente discussa. Quanto a Mincione, è probabile (al netto del rischio Opa) che passi al “piano B” alleandosi con altri fondi sino a formare un fronte intorno al 30% rispetto al quale, se Malacalza si portasse al 28% come autorizzato da Bce, il 9% del socio Gabriele Volpi rappresenterebbe l’ago della bilancia.


MPS IN ROSSO

Il cda di Banca Monte dei Paschi di Siena ieri ha intanto licenziato il bilancio 2017, confermando i risultati preliminari già approvati dal consiglio. Il gruppo chiude con una perdita netta consolidata di 3,5 miliardi: impattato, tra le altre cose, da quattro miliardi di rettifiche non ricorrenti connesse all’operazione di cessione, tramite cartolarizzazione, di un insieme di esposizioni creditizie classificate a sofferenza. Per quanto riguarda i coefficienti patrimoniali, il Common Equity Tier 1 Ratio si è attestato al 14,8%, rispetto all’8,2% di fine 2016, e il Total Capital Ratio è risultato pari al 15%, che si confronta con il valore del 10,4% registrato a fine dicembre 2016.

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