Porti e armatori: «Il governo torni a occuparsi di noi»

Genova - Alla Spezia, la presidente Carla Roncallo è all’ultima curva del documento di pianificazione strategica, il nuovo piano regolatore portuale tra lo scalo ligure e quello accorpato di Marina di Carrara: posti di lavoro e milioni di investimenti

di Alberto Quarati

Genova - Alla Spezia, la presidente Carla Roncallo è all’ultima curva del documento di pianificazione strategica, il nuovo piano regolatore portuale tra lo scalo ligure e quello accorpato di Marina di Carrara: posti di lavoro e milioni di investimenti.

Ma serve l’approvazione della Conferenza nazionale delle Autorità di sistema portuale, che nel pomposo linguaggio della riforma dei porti doveva essere l’organo dove il ministro dei Trasporti regnante, con i presidenti dei porti e i rappresentanti dell’utenza al suo cospetto, avrebbe dovuto decidere le sorti delle banchine italiane ogni 30 o 45 giorni. In realtà, la “Conferenza nazionale di coordinamento delle Autorità di sistema portuale” è stata convocata tre volte in tre anni, ordine del giorno i massimi sistemi. Ieri i presidenti dei porti italiani e i rappresentanti degli armatori si sono riuniti, ma l’occasione era il convegno “Fattori competitivi 2.0” all’interno della Genoa Shipping Week, la settimana organizzata da Assagenti, l’associazione degli agenti marittimi e broker genovesi dedicata all’economia e alla cultura del mare in corso fino al 30 giugno: «Le norme ci sono, ma non vengono applicate fino in fondo - ragiona Alberto Rossi, direttore generale di AssArmatori, l’associazione degli armatori in Confcommercio -. Vogliamo mandare un messaggio al ministero dei Trasporti: bisogna convocare la Conferenza delle Adsp, luogo teoricamente deputato a prendere le decisioni sulle grandi opere infrastrutturali ». Anche Confitarma, come spiega il presidente Mario Mattioli, concorda sulla necessità di convocare la Conferenza, e accelerare sulle opere: «I tempi per emanare i bandi di gara delle grandi opere sono superiori agli standard europei, e quelli delle fasi successive sono addirittura drammatici, anche a causa dei costanti ricorsi al Tar di chi perde le gare. Ormai il costo della burocrazia è considerato ormai parte del rischio-Paese, ma questo scoraggia gli investimenti internazionali» dice Mattioli che per questa mattina ha invitato AssArmatori al direttivo della Federazione del mare (invito accettato).

Orfani di viceministro (Edoardo Rixi si è dimesso a seguito della condanna in primo grado nel processo Spese pazze) i presidenti delle Adsp hanno dato qualche buona notizia (i nuovi terminal a Genova-Savona, il piano di rilancio di Taranto da parte di Yildrim, la call che sarà lanciata la prossima settimana a Cagliari per rimpiazzare Contship) ma anche una carrellata degli orrori burocratici con cui ogni giorno le amministrazioni - spesso sottodimensionate per il blocco del turnover - devono combattere: circolari interpretative, superfetazioni di enti controllori, trappole normative con rischi penali (soprattutto per chi decide di decidere). Una sistema debole, che deve fare i conti con un contesto internazionale sempre più duro: «Da quando nel 1998 è stato abolito il ministero della Marina mercantile, l’amministrazione del settore si è fortemente indebolita, anemizzata. È necessario recuperare capacità di governo, benché le Adsp abbiano riempito gli spazi vuoti in un periodo di grande cambiamento del settore» commenta Giovanni Pettorino, comandante delle Capitanerie di porto che però nota come a oggi manchi una golden share sugli investimenti esteri. Senza considerare che l’Europa dei porti, segnala Zeno D’Agostino, presidente di Trieste, è tradizionalmente guidata da scelte e decisioni pro-scali del Nord: «Proprio per questo sarebbe auspicabile che il governo puntasse su un Commissario ai Trasporti italiano Bruxelles. In attesa di un viceministro qui da noi».

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