Porto di Philadelphia, traffici da record nell’anno del virus

Boom dei prodotti deperibili e di quelli forestali. I consumi della pandemia spingono i risultati

di ELISA GOSTI

In alcuni casi la pandemia non è riuscita a fermare lo sviluppo economico: PhilaPort nel 2020 ha registrato un aumento del 7% dei volumi di contenitori, un risultato che proietta lo snodo portuale di Philadelphia al primo posto nella classifica degli scali che hanno al loro attivo la crescita più veloce.

Un obiettivo importante quello raggiunto da PhilaPort, che arriva al termine di un decennio all’insegna della prosperità per questa struttura. Come è noto la pandemia ha creato difficoltà senza precedenti alla maggior parte delle filiere produttive e distributive globali. Tuttavia va rimarcato che alcuni specifici settori di mercato, come ad esempio quello relativo ai prodotti non durevoli, hanno registrato una crescita che in alcuni casi è stata anche significativa.

Il porto di Philadelphia è conosciuto in tutto il mondo per la sua spiccata specializzazione nel trattamento dei prodotti refrigerati: si tratta di una tipologia di merce che include prodotti freschi e frutti come uva, banane, ananas, mango, mirtilli e asparagi, solo per citarne alcuni. Nonostante le avversità, le persone hanno bisogno di mangiare e non solo: i consumatori sempre più apprezzano i benefici di nutrirsi con prodotti freschi e non processati. Grazie all’esperienza acquisita negli anni, all’interno del porto di Philadelphia si è assicurata, anche nel corso del 2020, un’elevata movimentazione di tutte le tipologie di prodotti deperibili: «Lavoriamo ogni giorno per migliorare la nostra performance e gli spedizionieri lo stanno notando - dice Jeff Theobald, direttore esecutivo e amministratore delegato della PhilaPort -. I nostri uomini, così come il nostro operatore al terminale, il gruppo Holt, hanno tutti svolto un eccellente lavoro per mantenere la sicurezza, e allo stesso tempo garantire la movimentazione di queste tipologie essenziali di merce».

Ma non solo. PhilaPort infatti ha registrato un picco - il livello più alto degli ultimi cinque anni - per quanto riguarda la gestione dei prodotti forestali, quindi i derivati dalla silvicoltura, per consumo diretto o uso commerciale. Nel 2020 infatti si è registrato un aumento pari al 14% in riferimento alla movimentazione di questa tipologia di prodotti, e nel mese di dicembre una crescita del 61% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente: «Mediamente, questo porto gestisce quasi un milione di tonnellate di prodotti forestali in un anno - spiega Tom Mutz della società logistica Penn Warehousing and Distribution -. Tuttavia il coronavirus e le misure a quest’ultimo correlate hanno necessariamente modificato lo stile di vita delle persone e le nuove modalità acquisite nel comportamento dei consumatori hanno fatto sì che queste quantità aumentassero considerevolmente in breve tempo».

La categoria dei prodotti forestali include merci quali materiali di imballaggio, legname per lavori domestici, carta per la stampa, prodotti per la salvaguardia della salute, beni per l’igiene personale: «Abbiamo lavorato duramente e con grande impegno perché i nostri collaboratori potessero continuare a operare nella massima sicurezza e nella salvaguardia della loro salute, e allo stesso tempo, in modo tale che tutti questi prodotti, la cui domanda è aumentata in modo significativo, potessero continuare a circolare velocemente - aggiunge Bob Palaima, presidente dei Delaware River Stevedores e operatore presso il Port’s Tioga Marine Terminal -. Poter contare su infrastrutture adeguate è stato fondamentale: il fatto che PhilaPort disponesse di un nuovo magazzino appositamente dedicato ai prodotti forestali ha sicuramente aiutato le nostre operazioni e reso possibile un risultato migliore».

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