Russia, progetti per nuove centrali nucleari nell’Artico

La zona mineraria di Baimskaya è collocata nell’area di Bilibino, nella parte occidentale del Chukotka, e include alcuni tra i più importanti depositi di minerali e metalli nel Paese. Sempre in questa zona si trova anche l’impianto nucleare di Bilibino, attivo dal 1974 e che verrà dismesso nel 2025

di elisa gosti

Mosca - Impianti nucleari galleggianti per potenziare l’attività estrattiva nella regione Artica: questo il progetto che vede protagonista indiscussa la Russia nel circolo polare artico, motivo di profonde discussioni e fortemente osteggiato dagli ambientalisti.

La Rosatom, compagnia statale russa dedicata alla produzione e alla gestione dell’energia nucleare, ha dichiarato ufficialmente l’intenzione di costruire cinque impianti nucleari galleggianti nella Penisola di Chukotka con l’obiettivo di poter così alimentare gli importanti interventi di estrazione mineraria attivati nell’area: «Gli impianti che saranno realizzati in piccola scala serviranno esclusivamente l’area mineraria di Baimskaya - spiega Aleksandr Bengert, appena nominato alla guida della Hydrographical Company, sussidiaria della Rosatom -. Se il progetto verrà approvato, i lavori per la costruzione dell’infrastruttura portuale avranno inizio nel 2023 in modo che i primi due impianti possano essere pronti e operativi nel 2026». Le due nuove installazioni portuali saranno realizzate a Nagleyngyn, sulla costa occidentale della Baia di Chaunskaya nel Chukotka. Nelle vicinanze si trova la città di Pevek, dove la Rosatom già gestisce l’impianto nucleare galleggiante “Akademik Lomonosov”. L’energia prodotta verrà utilizzata per lo sviluppo di alcune miniere nella regione, nell’ambito del progetto Peschanka.

La zona mineraria di Baimskaya è collocata nell’area di Bilibino, nella parte occidentale del Chukotka, e include alcuni tra i più importanti depositi di minerali e metalli nel Paese. Sempre in questa zona si trova anche l’impianto nucleare di Bilibino, attivo dal 1974 e che verrà dismesso nel 2025. Il progetto di sviluppo industriale del Chukotka, tuttavia, non prevede solamente la costruzione degli impianti nucleari galleggianti: l’intervento comprende anche la costruzione di una rete stradale adeguata per facilitare le connessioni. Gli ambientalisti, come è facile intuire, sono fortemente contrari al progetto, che trovano altamente disfunzionale dal punto di vista ambientale perché va a modificare profondamente la morfologia dei luoghi oggetto di trasformazione. Nel settembre 2020 un gruppo di giovani locali ha organizzato una protesta contro il piano di sviluppo presentato, obiettando che quest’ultimo avrebbe solo provocato ulteriori sofferenze al governo locale e deteriorato le condizioni di vita delle popolazioni indigene. Il progetto, in attesa delle necessarie approvazioni da parte degli organi competenti, sembra tuttavia destinato ad avere un decorso piuttosto veloce.

La Hydrographical Company è pronta ad avviare i lavori relativi all’infrastruttura portuale e al dragaggio delle acque contigue, per un investimento complessivo pari a 20 miliardi di rubli (circa 220 milioni di euro). La Hydrographical Company è stata acquisita dalla Rosatom nel 2019. Prima di quel momento l’azienda svolgeva lavori di mappatura dei fondali marini e ricerche ad hoc sempre relative all’ambiente sottomarino. Con l’acquisizione da parte della Rosatom, l’azienda è stata coinvolta nella costruzione della nuova infrastruttura dedicata ai progetti industriali sull’Artico russo. Gli ingegneri della società sono al momento impegnati sia nel Golfo dell’Ob, sia nella costruzione del terminale di Utrenneye. Nel corso del 2020 oltre 30 milioni di tonnellate di fondale sono state rimosse dalla baia per fare spazio alla realizzazione di un impianto in larga scala dedicato alle attività del trasporto marittimo. Tuttavia, non è ancora finita: nei prossimi due anni infatti i lavori continueranno e il volume della massa rimossa sarà ancora più grande.

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