Il Covid frena l’export e spinge alle stelle i noli delle navi. L’industria dell’auto è a corto di componenti

Il costo di un container dalla Cina agli Stati Uniti verso i 20 mila dollari. Stellantis ferma due fabbriche in Francia, Toyota taglia la produzione

Il porto di Ningbo, in Cina

di Francesco Margiocco

Genova - L’aumento in soli cinque mesi del 350% dà l’idea di quanto il costo del trasporto marittimo sia fuori controllo. La ripresa dei traffici dopo il lockdown, in particolare dalla Cina verso gli Stati Uniti, e la penuria di container stanno facendo schizzare i noli marittimi. Ieri il costo dell’invio di un container dall’Asia alla costa occidentale americana ha raggiunto i 18.425 dollari secondo il Freightos Baltic Global Container Index, Fbx, indicatore di riferimento. Ad aprile lo stesso container costava 4.854 dollari. Un anno fa era attorno ai 2.500 dollari.

Una crescita dettata dal Covid e cominciata alla fine della scorsa estate quando la Cina, uscita dal lockdown, ha avuto un’esplosione di ordini verso gli Stati Uniti. L’ultimo balzo di ieri, a un passo dai 20 mila dollari, viene attribuito alla parziale chiusura del porto cinese di Ningbo, in scia alle nuove restrizioni anti-Covid volute dalle autorità cinesi.

L’allarme risuona dal Pacifico al Mediterraneo. In Italia, l’associazione di agricoltori Coldiretti teme ripercussioni sull’export del made in Italy. «Questo enorme aumento dei noli marittimi provoca un aumento dei costo dei prodotti», dice Giampaolo Botta, direttore di Spediporto, l’associazione degli spedizionieri di Genova. Secondo una stima fatta dalla sua associazione, l’incidenza del nolo marittimo sul valore delle merci trasportate, dal Mediterraneo alla Cina, va dallo 0,1% per le calzature al 25,7% per legno e prodotti in legno. Dalla Cina al Mediterraneo, l’incidenza è maggiore: 0,6%-141%. «L’industria italiana punta su beni di qualità, con alto valore aggiunto e alto costo di produzione. Se a questo aggiungiamo gli alti costi di trasporto, rischiamo di perdere quote di mercato», è il timore di Botta.

La stima di Spediporto è ottimistica e andrebbe rialzata perché risale a mesi fa e non tiene conto degli ultimi aumenti. L’indice Fbx per un container dal Mediterraneo alla Cina era di 986 dollari un anno fa, di 1.528 dollari ieri, un aumento del 55%. Dalla Cina al Mediterraneo, nello stesso periodo, è passato da 1.767 a 12.301 dollari, +600%.

Le tensioni sul fronte dei container si legano alla crisi degli approvvigionamenti, anche questa effetto della pandemia. In Giappone, Toyota ha annunciato un taglio della produzione globale del 40% delle sue auto per la carenza di semiconduttori. In Francia il colosso dell’automobile Stellantis, presieduto dall’editore di questo giornale, John Elkann, ha fermato per alcuni giorni due impianti, a Rennes la Janais e Sochaux, per carenza di microchip. Il sindacalista Laurent Valy della Cfdt, segretario del Comitato sociale ed economico dello stabilimento di Rennes, ha spiegato che «un produttore di semiconduttori in Malesia è interessato da un focolaio di coronavirus, e il nostro fornitore polacco di Bsi (centraline intelligenti per motori, ndr.) non riesce più a consegnarci i pezzi».

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