Crociere, Santi (Federagenti): “A Venezia 500 scali e 4mila posti persi, il ministero valuti il terminal Duferco”

Alessandro Santi al Seatrade Cruise di Miami: “La città è ormai esclusa dagli itinerari delle principali compagnie”

Una nave da crociera a Venezia (foto d'archivio)

di Gilda Ferrari

Venezia – “A dieci anni dall’incidente della Concordia, quanto è accaduto al turismo crocieristico di Venezia ha dell’incredibile. Anni e anni di chiacchiere inconcludenti, 250 milioni di fatturato persi, 4.000 lavoratori del settore che aspettano un sostegno economico che forse non arriverà mai”. Alessandro Santi, presidente di Federagenti, è al Seatrade Cruise di Miami mentre denuncia che “Venezia è ormai esclusa dagli itinerari delle principali compagnie crocieristiche”.
 
“Con Venezia scompare l’home port iconico e più importante del Mediterraneo” dice Santi, commentando la notizia del Tar del Veneto che, accogliendo il ricorso di Duferco e Dp Consulting, ha stabilito che il progetto Venis Cruise del terminal offshore (l’unico ad aver superato positivamente la Valutazione di impatto ambientale) è stato illegittimamente escluso dal concorso di idee bandito dall’Autorità portuale del Mar Adriatico Settentrionale e per giunta chiuso in un cassetto del ministero dopo aver superato la prova della Via.
 
“Il governo ha fatto un decreto con misure che avrebbero dovuto salvaguardare la Laguna e il lavoro: nessuna delle due cose è andata a buon fine. – attacca Santi – Per la Laguna in questi anni si è fatto poco, per i lavoratori nulla. A Venezia gli scali annui sono passati da 650 a 150. Il flusso turistico alto-spendente delle crociere è stato sostituito da un turismo di massa mordi e fuggi fatto di addi al celibato-nubilato e raid alcolici”.
La questione, esplosa dopo l’incidente di Concordia, riguardava la possibilità di portare le grandi navi fuori dalla Laguna, in modo tale da mantenere le positive ricadute economiche delle crociere sul territorio salvaguardando ambiente e sicurezza. Duferco e Dp Consulting presentarono Venis Cruise, la creazione alla bocca di Lido di un terminal capace di accogliere 4 navi: i passeggeri avrebbero raggiunto Venezia su motonavi elettriche. Venis Cruise ha ottenuto la Via, ma invece di finire sul tavolo del Cipe per la valutazione economica, il ministero dei Lavori pubblici lo ha chiuso in un cassetto.
 
“Da imprenditore – dice Santi – mi auguro che ora quel progetto possa arrivare a completare l’iter, come avrebbe dovuto fare a suo tempo. Se un imprenditore presenta un progetto ha il diritto di completare l’iter di valutazione, al di là dell’esito, tanto più se ha già ottenuto la Via”. Dopo il decreto, l’Autorità portuale ha bandito un concorso di idee chiusosi con 11 proposte, “ma che è nullo, perché che si era stabilito, illegittimamente secondo il Tar, che i progetti alla bocca di Lido non potessero partecipare. Noi siamo sempre stati scettici sul concorso, è stato bandito dall’Autorità portuale ed è sembrata un’imposizione del governo centrale – afferma Santi – Eravamo scettici sulle modalità del procedimento, che ha trascurato colpevolmente anni di studi e confronti tecnici avanzati. Ma anche per la sostanziale inutilità di raccogliere idee quando già c’erano progetti valutabili. E’ stata una perdita di tempo e un’ulteriore perdita di credibilità per l’Italia”.
 
Il presidente di Federagenti guarda a Venezia “ormai fuori gioco” sulle crociere, nonostante il settore stia rilanciando a livello mondiale. “La città – conclude - era il primo porto per le crociere. Avevamo 650 scali, 1,7 milioni di passeggeri all’85% home port. Ora siamo a 150 scali, niente. 4.000 lavoratori hanno perso il posto e aspettano un sostegno che forse non arriverà perché rischia di essere aiuto di Stato. La macchina amministrativa dell’Italia ne esce con le ossa rotte”.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA