La Tunisia rilancia l’hub di Enfidha / IL CASO

E’ un progetto che era già stato annunciato negli anni passati, ma che sembrava ormai abbandonato. Invece per la Tunisia è arrivato il momento di concretizzarlo

Il progetto del porto container

di Alberto Ghiara

Tunisi - Il governo di Tunisi rilancia il progetto di un grande hub per i container, che potrebbe fare concorrenza ai porti di transhipment del Mediterraneo occidentale. Lo scorso 4 febbraio, Chokri Amiri, presidente e direttore generale della Società del porto di Enfidha che fa capo al ministero tunisino dei Trasporti, ha annunciato il lancio di una consultazione che porterà, entro il settembre 2020, all’avvio della prima fase del progetto di un porto in acque profonde proprio a Enfidha. E’ un progetto che era già stato annunciato negli anni passati, ma che sembrava ormai abbandonato. Invece per la Tunisia è arrivato il momento di concretizzarlo. Per questo la consultazione verrà estesa a sei multinazionali, non specificate, che si sono dette interessate al progetto. Un interesse che non è escluso neanche dal terminalista genovese Aldo Spinelli, sulle cui banchine del Genoa terminal sbarca gran parte del traffico fra Italia e Tunisia. «Non escludiamo niente, il nostro settore - afferma Spinelli a “L’Avvisatore Marittimo” - è quello».

Intanto, a fine mese l’imprenditore incontrerà a genova rappresentanti di Cotunav, società di bandiera tunisina, per rafforzare i legami di traffico col paese maghrebino. Tornando al progetto di Enfidha, Amiri ha detto che la realizzazione della prima fase avverrà in due tappe. La prima, quella che verrà avviata il prossimo settembre, prevede tre anni di lavoro per arrivare, alla fine del 2023, a offrire al mercato un nuovo terminal da 1,2 milioni di teu. La seconda, della durata di ulteriori due anni, aggiungerà al porto 400.000 teu, per una capacità complessiva di 1,6 milioni di teu. Inoltre, se il mercato lo richiederà, è prevista una seconda fase che entro il 2045 potrebbe far crescere la capacità a 4,8 milioni di teu. I finanziamenti, secondo i progetti tunisini, arriveranno per il 60 per cento dalle casse pubbliche e per il 40 per cento dal settore privato. I privati dovranno investire nelle attrezzature del terminal, gru, mezzi di piazzale, sbancamenti e terrapieni. Allo Stato spetterà la costruzione delle opere di protezione, il dragaggio e il fronte delle banchine. L’annuncio della ripresa del progetto ha suscitato sorpresa nella comunità marittimo-portuale tunisina. C’è chi ha fatto notare che è troppo tardi per inserirsi nella competizione internazionale dei porti di transhipment e che Enfidha potrebbe accogliere il traffico container nazionale, lasciando a Rades, che attualmente è sovraffollato, quello dei rotabili. In questo senso si può ipotizzare che l’interesse del gruppo Spinelli e di altri operatori italiani potrebbe dirottarsi anche sul potenziamento di Rades, visto che gran parte degli scambi fra Italia e Tunisia avviene su navi ro-ro. Di un progetto a Enfidha si parla già da alcuni anni.

Nel 2014 il governo tunisino aveva annunciato un investimento di 1,3 miliardi di euro, con principio dei lavori nel 2015 e conclusione in cinque anni. Allora, come adesso, si parlava di mille ettari di estensione e cinque chilometri di banchine, con fondali di 17 metri e un retroporto di tremila ettari. Ai container venivano dedicati 3,6 chilometri di banchina, alle rinfuse 1,4 chilometri. Il progetto attuale mantiene all’incirca questi obiettivi, con una spesa prevista per la prima fase, un po’ inferiore rispetto a sei anni fa, di 1,1 miliardi di euro. Il porto dovrebbe costituire, secondo Tunisi, «una piattaforma regionale e internazionale di commercio e servizi, permettendo lo sviluppo della produzione in Tunisia». Già nel 2014 Spinelli era volato in Tunisia per valutare l’investimento in un grande progetto portuale tunisino nel porto di Rades. L’obiettivo era quello di creare una rete intramediterranea di cui lo scalo tunisino costituiva il perno e a cui avrebbe dovuto partecipare anche la compagnia Cotunav.

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