Duci: "La proposta di Monti? Raccogliamola immediatamente" / INTERVISTA

Il presidente del porto di Palermo, in un’intervista al Secolo XIX, aveva sottolineato come grazie al commissariamento, sia stato possibile realizzare una grande opera in poco tempo, superando tutti gli ostacoli della burocrazia

Gian Enzo Duci con Giovanni Toti

di Simone Gallotti

Genova - «La proposta di Pasqualino Monti va raccolta e subito: l’essenziale è che sia sviluppata coerentemente. Se deve essere una rivoluzione, allora una rivoluzione sia». Gian Enzo Duci, numero uno degli agenti marittimi italiani, sposa il modello Genova che piace a Pasqualino Monti. Il presidente del porto di Palermo, in un’intervista al Secolo XIX, aveva sottolineato come grazie al commissariamento, sia stato possibile realizzare una grande opera in poco tempo, superando tutti gli ostacoli della burocrazia. Monti individua 25-30 opere prioritarie e «ha sollevato un tema che sarebbe un peccato considerare una mera provocazione».

Il presidente del porto di Venezia Pino Musolino, però, non sembrava così d’accordo con il collega. Ha detto: «Sarebbe come ammettere che il sistema è incapace di funzionare»…
«A mio avviso sia l’intervento di Mino Giachino sul vostro giornale di ieri che il tweet di Musolino, per quanto contengano dei distinguo, vanno nella stessa direzione. Puntano il dito contro il medesimo accusato: è la burocrazia il primo nemico dello sviluppo del Paese».

Lei parla di rivoluzione, ma cosa significa?
«Significa anche uscire a tutti i livelli dalla “comfort zone” attuale, specie per la cabina di regia di chi dovrà individuare le opere prioritarie, quelle in grado di far crescere il Pil di almeno il 2/3 percento».

Vuole cambiare la classe dirigente dei porti italiani?
«Metto un annuncio: “cercasi professionalità specifiche”, non solo fra i presidenti delle Autorità portuali come proposto da Monti, ma che provengano sia dal mondo delle istituzioni - anche e specialmente locali – sia da quello dell’associazionismo che per tradizione rappresenta la colonna portante del cluster logistico-portuale, sia dalle singole imprese».

Tra poco ci sarà la corsa al secondo mandato dei presidenti dei porti. Mi sembra un appello forte alla professionalità…
«Il discorso è generale e la svolta deve partire da qui: professionisti in grado di assumersi responsabilità, di esprimere una visione, di trovare le soluzioni per dimezzare o forse ridurre in modo più consistente i tempi di realizzazione delle opere e vagliare quali saranno le conseguenze economiche, occupazionali derivanti dall’efficientamento del sistema».

Torniamo al modello Genova: perché è una best practice?
«La metodologia adottata dal “decreto Genova” per la ricostruzione del Morandi ha inciso in modo determinante sulla stratificazione delle relative procedure burocratiche ed è da qui che bisognerebbe partire per scardinare i vincoli procedurali ed amministrativi che bloccano il nostro sistema infrastrutturale».

Da dove cominciare?
«Alla base di tutto si colloca un fattore chiave. E’ essenziale superare un sistema che dà l'impressione di considerare gli amministratori pubblici come potenziali corrotti o peggio come aspiranti ladri e che misura e controlla gli stessi solo in funzione dell’assenza di questi reati e non per i risultati raggiunti. Ora basta». —

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