Discriminazioni basate sull'età, il fenomeno colpisce anche lo shipping / FOCUS

L’allarme proviene dagli Stati Uniti, in particolare per quanto concerne le assunzioni lavorative. Il settore marittimo, naturalmente, non fa eccezione

Il porto di Hong Kong

di Elisa Gosti

Genova - La discriminazione relativa all’età, conosciuta anche come “ageismo”, è un problema serio che può colpire individui di tutte le età in ogni ambito professionale. L’ageismo (dall’inglese “age”, età) indica la discriminazione dei confronti di una persona in base alla sua età, attuata raccogliendo un insieme di credenze, norme e valori che, nel corso del tempo, sono state impiegate per giustificare forme di discriminazione o subordinazione dovute all’età.

L’allarme proviene dagli Stati Uniti, in particolare per quanto concerne le assunzioni lavorative. Il settore marittimo, naturalmente, non fa eccezione. La Mlc (la Maritime Labour Convention dell’International Labour Organization) ha riconosciuto ufficialmente la questione. Ma quali soluzioni concrete i datori di lavoro possono mettere in pratica per prevenire le situazioni legate a questo fenomeno? A questo proposito l’International Chamber of Shipping ha messo a punto apposite “Guidelines for Shipowners to Avoid Age Discrimination On Board Ships”, un volume liberamente e gratuitamente scaricabile dal sito web della stessa Ics.

«L’ageismo è un fenomeno che, negli ultimi anni, risulta acuito dal fatto che la differenza di età tra i membri dell’equipaggio a bordo è aumentata considerevolmente e talvolta può raggiungere anche i cinquanta anni – spiega Natalie Shaw, direttore degli Employment Affairs presso l’International Chamber of Shipping – Stiamo osservando un cambiamento profondo della forza lavoro nel settore marittimo: da una parte, infatti, abbiamo la presenza di personale con esperienza, che continua a lavorare fino a un’età avanzata, dall’altra i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. La discriminazione non ha un’unica direzione e non avviene nei confronti di un unico gruppo generazionale. Comportamenti discriminatori possono verificarsi nei confronti di entrambe le categorie e avere significati e propositi diversi. La differenza deve assolutamente essere considerata un valore. Prevenire gli episodi discriminatori non solo aiuta ad evitare le conseguenze legali che da questi possono derivare ma, soprattutto, porta anche alla creazione di un ambiente di lavoro migliore, più sano, dove il confronto diventa motivo di crescita e dove la coesistenza di diversi gruppi può e deve necessariamente portare ad un arricchimento complessivo».

Operando in base alla Maritime Labour Convention dell’International Labour Organization, gli Stati aderenti devono assicurare che la propria regolamentazione faccia rispettare il fondamentale diritto di essere liberi dalle forme di discriminazione legate all’età che possono colpire sia la condizione fisica sia quella emotiva dei lavoratori diminuendo la loro motivazione, aumentandone il tasso di malattia e compromettendo di conseguenza un lavoro di squadra efficace e coesivo in grado di portare al risultato.
Le linee guida messe a punto dalla Ics distinguono diversi tipi di discriminazione nell’ambito dell’ageismo: quest’ultimo, infatti, può assumere modalità dirette o indirette. Il documento, inoltre, analizza come questa forma di discriminazione possa essere evitata con particolare riferimento alle attività di reclutamento, di formazione, ma anche ad aspetti quali la paga e la promozione. «Le linee guida dell’Intermational Chamber of Shipping enfatizzano l’importanza di giudicare le persone solo in base alle perfomance e alla qualità del lavoro che svolgono – conclude Natalie Shaw – L’obiettivo è evitare che si sviluppino pregiudizi a monte costruiti sulla base di stereotipi che possano ingiustamente essere associati a particolare gruppi generazionali».

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