Nicolini (Confetra): "Settore in grave crisi, servono sostegni per le imprese" / L'INTERVISTA

"Molte delle imprese associate iniziano a segnalarci diminuzioni notevoli delle richieste di trasporto, e di conseguenza di lavoro e di fatturato"

I trasporti sono in piena emergenza in tutto il mondo

di Francesco Ferrari

Genova - Magazzini semivuoti, continue richieste di annullamento di contratti di trasporto, impossibilità a lavorare nelle “zone rosse”. Per il settore della logistica l’emergenza coronavirus si traduce in una «situazione fuori controllo, i cui effetti nessuno è in grado di prevedere». Guido Nicolini è presidente di Confetra, la Confederazione generale dei trasporti e della logistica.

I danni per il settore sono pesanti. Avete già fatto una stima?
«Molte delle imprese associate iniziano a segnalarci diminuzioni notevoli delle richieste di trasporto, e di conseguenza di lavoro e di fatturato. Il nostro è un settore labour intensive che impiega 1 milione di persone e genera 85 miliardi di giro d’affari. Le prime stime, assolutamente teoriche, parlano di una flessione media del 20% dei volumi: se la situazione non dovesse migliorare, il danno sarebbe di 17 miliardi e 200.000 posti di lavoro. Ripeto: sono solo stime. Ma i segnali non confortano, a giudicare dal numero di toccate/navi cancellate. Temo che l’emergenza possa protrarsi non solo nel secondo, ma anche nel terzo trimestre».

L’anello debole è rappresentato dalle piccole aziende, che però sono la maggioranza. Come state affrontando la situazione?
«Stiamo dialogando con la ministra De Micheli, abbiamo aperto un tavolo con la Protezione civile e le altre associazioni. Nel week end dovrebbero uscire alcune linee guida necessarie, se non altro, a fare chiarezza. Faccio un esempio: se la merce non è veicolo del virus, come oramai è evidente, diciamolo in modo chiaro. Se i porti e gli aeroporti sono aperti, facciamo in modo che si sappia. Rendiamo pubbliche queste informazioni. Ma lei sa che ci sono aziende straniere che chiedono di etichettare “coronavirus free” gli imballi della merce?».

Quali sono le richieste che state avanzando, oltre a una campagna di comunicazione sui reali pericoli del virus?
«Aziende e sindacati sono d’accordo nel domandare il finanziamento di ammortizzatori sociali, ma anche altre misure come la sospensione dei contributi alle varie authority – Agcom, Antitrust, Art – e sgravi alle aziende che mantengono i livelli occupazionali senza ricorrere ad ammortizzatori. Chiediamo, poi, che sia il Mit ad assumere il coordinamento delle attività legate all’emergenza coronavirus, per esempio nel caso delle inadempienze dovute a cause di forza maggiore. Ci sono magazzini dove il tasso di assenza è del 40%: per timore di ammalarsi i lavoratori restano a casa. Gli effetti di questo fenomeno li vedremo nei prossimi giorni…».

Questo succede solo nelle zone ad alto rischio?
«Prevalentemente. Ma ci sono casi anche in aree dove non esiste alcuna emergenza sanitaria».

Qual è la modalità di trasporto che soffre di più?
«La mancanza di chiarezza sta mandando in affanno soprattutto l’autotrasporto. Ci sono autisti trattati come appestati, che non possono scendere dai camion neppure per andare ai servizi pubblici. Sappiamo di aziende che richiedono guanti in lattice e mascherine, sapendo benissimo che una mascherina è attiva solo per qualche ora. E poi c’è la questione dell’accesso alle zone rosse: nessuno sa come ci si deve comportare, tanto che non escludiamo problemi di approvvigionamento». —

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