"In Italia non vogliamo venire": il panico dilaga nell'autotrasporto / FOCUS

"Tutto questo è inammissibile - sbotta il vicepresidente di Confcommercio e Conftrasporto Paolo Uggè - Siamo alla psicosi, che dilaga grazie a una cattiva informazione, a una campagna di comunicazione fatta con i piedi, che ci sta tornando indietro come un boomerang"

Allarme virus fra i camionisti

Milano - «In Italia non entro: il contagio da Coronavirus è solo un rischio, ma la quarantena è sicura e mi farà perdere le prossime due settimane di lavoro al rientro in patria»: è la tesi sostenuta da un camionista tedesco che trasportava un carico di materiale edilizio destinato a una scuola di Gorizia. Appena valicato il confine del Brennero, il camionista ha abbandonato il carico e se n'è andato. L'impresa, che ha sede in Germania, non vuole far viaggiare i propri autisti nel Nord Italia, e ora sta cercando un autista. Non italiano, ma polacco. E dall'alba il carico è ancora al valico.

«Tutto questo è inammissibile - sbotta il vicepresidente di Confcommercio e Conftrasporto Paolo Uggè - Siamo alla psicosi, che dilaga grazie a una cattiva informazione, a una campagna di comunicazione fatta con i piedi, che ci sta tornando indietro come un boomerang, con gli interessi». «La prima manovra da fare per contrastare l'epidemia di Coronavirus è nominare un commissario straordinario che gestisca la comunicazione, faccia chiarezza evitando una pericolosissima disinformazione - prosegue Uggè - Una persona che coordini tutto evitando che venga alimentato l' allarmismo che sta contagiando il Paese e minaccia di avere conseguenze gravissime sull'economia».

Per Uggé «stiamo già pagando un salatissimo conto. Ad esempio in Valle Seriana (Bergamo), abbiamo aziende che rischiano di perdere 100mila euro al giorno, con dipendenti in cassa integrazione o licenziati. Una catastrofe economica che non riguarda certo solo le zone rosse. In Cina si sta riprendendo a lavorare? Ma se le merci che arrivano in Italia, Paese dove le materie prime vengono trasformate, non trovano i nostri porti in funzione e le merci sono dirottate su porti stranieri, rischiamo di perdere, solo in dazi oltre, un miliardo e 300 milioni euro». «Quanto accaduto oggi al Brennero potrebbe essere solo l'inizio di un fenomeno che potrebbe avere conseguenze devastanti. Il nostro governo deve intervenire», conclude Uggè. «So che si sta facendo il possibile e, da quanto mi viene comunicato dagli uffici tecnici comunali, sembra che si stia profilando una soluzione all'orizzonte e la merce caricata sul camion fermo al Brennero potrebbe arrivare entro venerdì - fa sapere il sindaco di Gorizia, che ha denunciato l'episodio - In una nota inviata al Comune si parla di contatti con un vettore, che, a seguito di garanzie sanitarie, avrebbe accettato di effettuare il trasporto. È evidente che se così non sarà i lavori dovranno fermarsi a metà».

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