"Ancora poca attenzione per l'economia del mare" / L'INTERVISTA

"Le compagnie di navigazione hanno componenti elevate di costi fissi e di capitale rispetto ai costi variabili. Quando crollano i ricavi la redditività è subito intaccata. Le conseguenze sono efficientamento e sospensione degli investimenti programmati"

"Dietro a medici e infermieri, protagonisti indiscussi dell’emergenza sanitaria, si può dire che chi durante le chiusure forzate è stato sempre sul pezzo è il mondo dei trasporti, che ha proseguito la propria attività per sostenere l’economia - afferma con orgoglio Stefano Messina, presidente di Assarmatori -. Dall’autotrasporto ai porti, dagli operatori di magazzino e doganali alle navi. Anche in termini di protezioni non ci sono stati focolai di infezione, abbiamo lavorato bene con il ministero, applicando i protocolli di sicurezza. Eppure, sotto il profilo del sostegno economico-finanziario, non abbiamo ottenuto niente. C’è una maggiore attenzione verso altre modalità di trasporto importanti, ma l’economia del mare, che è orgoglio del Paese, vista anche la sua conformazione geografica, non ha ricevuto attenzione".

Qual è il suo giudizio sulle misure del Dl Rilancio a favore del trasporto marittimo?
«Dal punto di vista del sostegno economico non è cambiato niente rispetto ai provvedimenti precedenti. Indubbiamente sono state date risposte ad alcune delle nostre istanze per il riavvio dei collegamenti passeggeri con Sardegna e Sicilia, che sono molto importanti per il turismo».

Per lo shipping la crisi attuale è paragonabile a quella del 2008?
«Secondo me si tratta di due fenomeni diversi. Quella del 2008 è stata prevalentemente una crisi finanziaria, ed è stata duratura. Quella attuale è una crisi non finanziaria, ma sanitaria, con pesanti effetti economici negativi che hanno anche conseguenze finanziarie. Sarà di durata più breve, i mercati finanziari hanno già in parte recuperato rispetto ai minimi di marzo, penso alla Borsa di New York, ma in parte anche in Italia. Inoltre dopo il 2008-2009 il rapporto fra istituzioni finanziarie e mondo dello shipping è completamente cambiato: si è visto nei 10 anni appena trascorsi, con strumenti di finanza innovativi, fondi, piattaforme per i crediti deteriorati, eccetera. Il coronavirus da questo punto di vista non ha cambiato nulla al momento nei rapporti fra istituzioni e imprese».

Come hanno affrontato questa crisi gli armatori italiani?
«Le società italiane stanno attentamente valutando tutte le opportunità che il decreto Liquidità sta dando per ottenere risorse finanziarie, che però sono ulteriore debito che va ripagato in funzione dei singoli piani industriali. È una crisi che gli analisti chiamano a V, pesante caduta verticale e forte recupero. Credo che siamo in questo scenario. Le esportazioni cinesi sono ripartite da qualche settimane, si vede nel mercato dei contenitori, che è meno locale».

Quali strategie adotteranno le imprese in futuro?
«Da due o tre mesi tutti gli imprenditori stanno implementando soluzioni di emergenza. Le compagnie di navigazione hanno componenti elevate di costi fissi e di capitale rispetto ai costi variabili. Quando crollano i ricavi la redditività è subito intaccata. Le conseguenze sono efficientamento e sospensione degli investimenti programmati. È chiaro ad esempio che chi aveva in programma l’installazione di scrubber si è fermato. Il distanziamento sociale rende difficile ipotizzare con certezza che cosa accadrà. Per il momento gli investimenti richiesti in questo senso sono piccole cifre rispetto ai bilanci di un armatore. Il problema non è l’applicazione delle procedure e la fornitura dei dispositivi a dipendenti e clienti, ma la domanda. Se devo dimezzare i passeggeri trasportati, è ancora incerto che cosa questo provocherà».

Che impatto ha in Italia la difficoltà del cambio degli equipaggi?
«Devo registrare grande soddisfazione per il lavoro fatto con Comando delle Capitanerie, ministeri dei Trasporti e degli Affari esteri, che a inizio marzo ha costituito una task force Trasporti con una struttura dedicata. La collaborazione operativa con la pubblica amministrazione ha funzionato, ho visto gente che non si è tirata indietro il sabato e la domenica, anche nei casi a marzo di nostri associati che operano all’estero. Da questo punto di vista il Paese ha funzionato. Il problema oggi sono i soldi. Sia dal lato degli aiuti a fondo perduto, sia dal lato del credito, gli armatori hanno bisogno di ricevere collaborazione».

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