Pitto (Spediporto): "Il nostro settore ha bisogno di soluzioni sostenibili"

"Genova è stato il primo porto italiano a avere il proprio Port community system, ma anche l’unico a trasferirlo nella Pln, se si esclude il test della Spezia. Siamo legati al successo di questa iniziativa, volenti o nolenti"

di Alberto Ghiara

Genova -«Dei nove punti del Recovery plan presentato dal governo, i primi tre sono attinenti al mondo della logistica, sono i pilastri del futuro della logistica nel nostro paese: digitalizzazione, infrastrutture sicure ed efficienti, un Paese verde e sostenibile. Penso che avranno impatto in primo luogo sul settore della logistica», spiega Alessandro Pitto, presidente di Spediporto, l’associazione delle case di spedizione genovesi. I temi dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile sono il nocciolo dell’iniziativa europea del Recovery fund e sono al centro della discussione alla Naples shipping week in corso in questi giorni a Napoli.

Che cosa chiedono gli spedizionieri al Recovery fund?
«Come Fedespedi, tramite Confetra, presenteremo - risponde Pitto - suggerimenti e proposte al governo. Si tratta di progetti concreti di sistema, non dotazione di base di hardware, ma strumenti più evoluti, che possano avere un impatto sulla nostra attività, come piattaforme di comunicazione e scambio dati. Sono strumenti che stanno nascendo in questo periodo e sarebbe bene che l’Italia fosse all’avanguardia in questo settore, senza dipendere sempre da quanto realizzano le start-up della Silicon valley».

Pensa che la Piattaforma logistica nazionale (Pln) sia un’occasione in questo senso?
«Si è avviata la nuova cabina di regia di Uirnet, di cui Fedespedi è parte assieme a molti altri soggetti. Genova è stato il primo porto italiano a avere il proprio Port community system, ma anche l’unico a trasferirlo nella Pln, se si esclude il test della Spezia. Siamo legati al successo di questa iniziativa, volenti o nolenti. Lo sviluppo del sistema di Genova è legato a quello della Pln, per cui volenti o nolenti siamo favorevoli a questa iniziativa. Dopo due anni in cui non si era mosso niente abbiamo assunto una posizione critica. Ma non siamo stati gli unici a farlo e adesso c’è una riorganizzazione con un’apertura a un maggiore coinvolgimento di diversi soggetti. Pensiamo che aver dato la presidenza a Zeno D’Agostino possa essere positivo e che ci possano essere sviluppi del progetto».

La parte green dei finanziamenti vi interessa o riguarda maggiormente i vettori?
«Anche a noi interessa, dal momento che sempre più clienti ci chiederanno di studiare per loro soluzioni che siano sostenibili. Dovremo studiarne e misurarne a esempio l'impronta di carbonio, proporre spedizioni sempre più sostenibili, cercare itinerari che utilizzino modalità di trasporto più pulite: è questo che fanno gli spedizionieri, dobbiamo farci trovare preparati».

Qual è il vostro impegno di fronte al collasso del traffico autostradale avvenuto quest’estate in Liguria?
«Due settimane fa abbiamo presentato un documento al capo di gabinetto del ministero delle Infrastrutture, con la quantificazione dei danni subito dalle nostre aziende. Lo abbiamo aggiornato di recente sulla base delle richieste di precisazione che ci sono arrivate e lo abbiamo reinviato, a breve attendiamo la convocazione del Mit. Oltre al risarcimento, abbiamo chiesto che gli interventi siano programmati con cadenza almeno trimestrale e di essere invitati a far parte del tavolo di coordinamento degli interventi di manutenzione aperto alla prefettura di Genova. La ministro ci ha già dato conferma sulla partecipazione al tavolo e sulla programmazione degli interventi, sui risarcimenti invece dobbiamo entrare nel vivo al prossimo incontro».

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