Giamberini: "Anche Napoli ha sofferto, ma siamo riusciti a limitare i danni" / L'INTERVISTA

"A Napoli, ormai da anni, si parla di dragaggi, e qualcosa di concreto è stato fatto ma ancora non basta perché i lavori ancora non sono stati terminati. Il vero problema è la lentezza con cui queste opere sono state portate avanti"

di Matteo dell'Antico

Napoli - «I nostri scali hanno retto bene alla crisi portata dall’emergenza coronavirus, segno che quelli campani sono porti vivaci e abituati a operare nell’emergenza». A sottolinearlo è Ermanno Giamberini, presidente dell’associazione campana Corrieri spedizionieri ed autotrasportatori (Accsea), numero uno della Confetra regionale e membro del consiglio direttivo di Fedespedi.

Per quale motivo l’emergenza Covid ha portato un calo dei traffici contenuto per gli scali campani rispetto ad altre realtà italiane?
«Diciamo subito che i segni negativi, rispetto alle cifre che abbiamo raggiunto nel 2019, ci sono anche in Campania e non si possono di certo negare. Ma, a distanza di alcuni mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria, possiamo dire che le perdite sono state contenute se guardiamo ad altre realtà sparse sul territorio nazionale. Il motivo è dovuto al fatto che buona parte delle merci che vengono movimentate sulle nostre banchine sono prodotti alimentari destinati all’esportazione: parliamo di un settore che mai si è fermato in tutti questi mesi di pandemia».

Quali sono le opere necessarie per migliorare l’efficienza del porto di Napoli?
«A Napoli, ormai da anni, si parla di dragaggi, e qualcosa di concreto è stato fatto ma ancora non basta perché i lavori ancora non sono stati terminati. Il vero problema è la lentezza con cui queste opere sono state portate avanti negli anni visto che di dragaggi se ne parla da oltre due decenni: serve maggiore velocità e i tempi devono essere ridotti altrimenti continueremo a perdere traffici. Purtroppo, molto spesso la burocrazia presente nel nostro Paese non permette di agire con quella velocità che invece spesso contraddistingue i nostri concorrenti stranieri. Oltre alle infrastrutture materiali, non dimentichiamocelo, stanno ormai da anni assumendo una sempre maggiore importanza anche le infrastrutture digitali sulle quali è necessario investire ancora e il cui sviluppo è fondamentale se vogliamo migliorare la competitività delle nostre banchine e velocizzare la movimentazione delle merci».

L’attuale situazione del porto di Salerno invece qual è?
«A Salerno, ad esempio, le opere di dragaggio sono andate avanti anche durante i mesi più critici di emergenza. Questo è un aspetto molto positivo soprattutto in chiave futura, visto che Salerno ha tra i propri obiettivi quello di ritagliarsi un posto importante tra i porti italiani dove scalano navi da crociera: un business che ha subìto un forte arresto con l’emergenza coronavirus, ma che si sta lentamente riprendendo».

Tra pochi mesi dovrà essere nominato il nuovo presidente dell’Autorità di sistema. Spera in una conferma dell’attuale presidente Pietro Spirito?
«Mi auguro di sì, perché ciò che è stato fatto in questi anni da Spirito è stato un buon lavoro in una situazione per nulla semplice: Spirito ha cercato, e in parte c’è riuscito, a smuovere una situazione ormai ferma da anni dopo molto tempo di commissariamento del porto. Non dimentichiamoci poi che è sempre più importante, per Napoli e Salerno, ragionare come un unico sistema portuale e non più come due porti divisi che sono in concorrenza tra loro. Spirito ha sempre cercato di fare capire a tutti gli operatori questo importante concetto».

Che ruolo gioca, all’interno del sistema produttivo nazionale, il comparto della logistica?
«La logistica italiana, come ha dimostrato l’emergenza Covid, è un irrinunciabile volano per l’intero sistema economico del Paese e deve perciò ripartire, affrontando le sue criticità e contando sui suoi punti di forza per affrontare le sfide globali e portare l’Italia al centro del panorama logistico internazionale. In particolare, il Sud Italia ha ancora una enorme potenzialità inespressa sulla quale vale la pena di investire».

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