Settore dei trasporti, rischio default. Pesano virus e piccole dimensioni

Se entro la fine dell’anno si verificherà un secondo lockdown, il conto più salato sui fatturati sarà, secondo il Cerved, pagato però soprattutto da agenzie di viaggio tour operator (61,7%), trasporti aerei (-60,8%) e gestione aeroporti (-56,1%)

di Alberto Quarati

Genova - I trasporti sono l’area dell’economia italiana più a rischio, superando anche alimentare e ristorazione. Lo certifica uno studio del Cerved, presentato lunedì al Salone nautico in occasione di un incontro organizzato dall’Assilea. «Nei fatti - spiega Guido Romano, responsabile Studi economici della maggiore società di informazioni commerciali in Italia - in questo momento le aziende del trasporto sono quelle che presentano il numero maggiore di società con cadute di fatturato tra il 40-50%»: sono il 26,1% del totale, sempre che entro la fine dell’anno non si verifichino nuovi lockdown, in quel caso la quota delle imprese rischiose salirebbe al 42,1%. Questa specifica analisi del Cerved è stata condotta su un milione di società di capitali. «Il settore dei trasporti - specifica Romano - al suo interno ricomprende molte tipologie. Certo al di là delle società legate al trasporto passeggeri, che hanno subìto il contraccolpo più duro delle chiusure forzate, come il trasporto pubblico locale o gli aerei costretti a viaggiare con carichi ridotti, va segnalato che alta è la rischiosità delle società della logistica, dove è presente un numero molto alto di piccole imprese. È chiaro che in questo contesto, più l’azienda è grande e meno soffre».

Se entro la fine dell’anno si verificherà un secondo lockdown, il conto più salato sui fatturati sarà, secondo il Cerved, pagato però soprattutto da agenzie di viaggio tour operator (61,7%), trasporti aerei (-60,8%) e gestione aeroporti (-56,1%). Da notare che potenzialmente, a trarre il maggiore beneficio sul fatturato pure in presenza di un secondo lockdown, sarà invece un settore strettamente connesso alla logistica, cioè il commercio in rete, con un incremento del 27,9% dei fatturati a fine 2020, anche a seguito di un nuovo periodo di chiusure forzate. Il settore dei trasporti supera, nelle classi a rischio, quello dell’alimentare e della ristorazione, che passa dal primo posto pre-Covid al secondo post-Covid: «Se è vero - spiega Romano - che da una parte c’è stato il fortissimo impatto sul settore della ristorazione, dall’altra la produzione alimentare non si è fermata»: in caso di un secondo lockdown, la produzione della pasta a fine 2020 aumenterebbe le vendite del 6,2%.

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