"Hapag, massima attenzione su India e America Latina"

Palma di Maiorca - Hapag Lloyd è una delle compagnie marittime che negli ultimi anni è cresciuta maggiormente in Spagna. Oggi ha sette uffici su tutto il territorio ed è la terza forza nel Mediterraneo per movimentazione container e collegamenti con l’Asia

di Stefano Pampuro

Palma di Maiorca - Hapag Lloyd è una delle compagnie marittime che negli ultimi anni è cresciuta maggiormente in Spagna. Oggi ha sette uffici su tutto il territorio ed è la terza forza nel Mediterraneo per movimentazione container e collegamenti con l’Asia. Nils Haupt, responsabile della comunicazione ad Amburgo, spiega come il colosso tedesco sta affrondando la pandemia del coronavirus.

Quanto vi ha danneggiato il Covid per quanto riguarda il mercato spagnolo?
"Il primo impatto è avvenuto in febbraio-marzo, con una riduzione dei volumi dall'Asia sul Far East Westbound Trade, causata dal lockdown cinese. Quindi, mentre il virus si diffondeva rapidamente, ci siamo visti ridurre le nostre esportazioni in Asia. Ciò ovviamente si ripercuoteva sul Nord America, America Latina e India. L'impatto maggiore sulle esportazioni dalla Spagna è stato nel secondo trimestre (aprile-giugno). Tuttavia, da luglio, le nostre esportazioni sono gradualmente tornate a livelli normali in quasi tutti i traffici. Nel complesso, l'impatto maggiore è stato sulle importazioni, che non sono ancora tornate ai livelli pre-Covid".

Che tipo di misure avete adottato riguardo l’epidemia?
"Abbiamo adottato una serie di misure per ridurre i costi in diverse categorie. Ad esempio, abbiamo ridotto il numero di partenze per molti dei servizi in modo che la capacità fosse allineata alla domanda prevista per quelle destinazioni. Questo ha contribuito a risparmiare circa il 60% dei costi operativi delle navi. Abbiamo anche lavorato insieme ai nostri partner sul lato terra per ridurre i costi per il trasporto terrestre, lo stoccaggio, ecc... Infine, abbiamo collaborato con i nostri fornitori di servizi per ridurre i costi amministrativi come l'affitto di edifici, e così via. Siamo grati per il supporto ricevuto dai nostri partner commerciali, senza i quali sarebbe stato ancora più impegnativo affrontare la pandemia".

Qual è il Paese in cui avete perso più traffico?
"A un certo punto, negli ultimi otto mesi, quasi tutti i Paesi, le regioni operative, sono state colpite. Ci sono stati molti alti e bassi quando il virus si è diffuso in tutto il mondo. A oggi, quasi tutti i Paesi sono tornati a livelli normali. Le due regioni che sono state più colpite e che stiamo osservando attentamente per garantire la ripresa sono l'India e l'America Latina".

Quale merce trasportata ha subito una maggiore riduzione?
"Abbiamo assistito a un notevole calo nel settore automobilistico e ci sono voluti alcuni mesi prima di tornare a quei volumi. All'inizio c'è stato anche un forte impatto sul settore dei materiali da costruzione, ma si è ripreso più rapidamente. Fortunatamente anche altri ambiti hanno registrato miglioramenti, in particolare il settore del beverage".

Quali sono le sue previsioni future?
"È ancora difficile prevedere cosa accadrà, perché dipende da come si evolverà il virus e dalle decisioni prese da ciascuno dei Paesi per affrontarlo. Crediamo che sia molto probabile che il peggio sia passato. Tuttavia, dobbiamo continuare a monitorare da vicino lo sviluppo nei Paesi di destinazione per adattarci rapidamente, quando necessario, all'evolversi della situazione. Nel complesso, prevediamo di crescere nel 2021 fino al punto che ci aspettavamo di raggiungere quest'anno. Se riusciremo a raggiungere questo obiettivo, avremo effettivamente perso un anno a causa della pandemia".

Quale precauzione sanitaria avete preso per i vostri equipaggi?
"Per gli uffici che abbiamo in Spagna, siamo passati rapidamente allo smart working nel giro di pochi giorni, dal momento in cui il governo ha annunciato le misure di reclusione destinate a far fronte alla pandemia. Per un periodo di circa tre mesi, abbiamo continuato a operare con il 90% del nostro personale in telelavoro e il 10% del nostro personale negli uffici. Dopo l'estate, abbiamo ancora circa il 55% del nostro personale che lavora da casa e il 45% del nostro personale negli uffici. Abbiamo anche aumentato la frequenza di pulizia di ciascuno degli uffici con bonifiche degli uffici una volta alla settimana. Abbiamo infine limitato le riunioni e le visite ai nostri uffici e sfruttiamo le ultime tecnologie per condurle in videoconferenza".

Pensate che l'autorità spagnola abbia preso la decisione giusta rispetto ad altri Paesi?
"Rispettiamo e ci atteniamo alle decisioni prese dalle autorità locali. Nel frattempo, abbiamo lavorato con i diversi rappresentanti del nostro settore per richiedere più sostegno finanziario al nostro settore, essenziale nell'economia del nostro Paese".

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