"Flussi di merce più lenti con la Brexit" / INTERVISTA

Napoli - Per la Brexit continua lo stop and go. A gettare ombre su una felice conclusione arrivano le dichiarazioni della ministra Penny Mordaunt della compagine Tory di Boris Johnson: “Non possiamo accettare un compromesso"

di Bianca d'Antonio

Napoli - Per la Brexit continua lo stop and go. A gettare ombre su una felice conclusione arrivano le dichiarazioni della ministra Penny Mordaunt della compagine Tory di Boris Johnson: “Non possiamo accettare un compromesso sul controllo della nostra moneta, delle nostre leggi, dei nostri confini e del nostro pesce. L’unico accordo possibile è uno che rispetti la nostra sovranità". “Eppure - osserva Domenico De Crescenzo, coordinatore della Confetra Mezzogiorno, e presidente del Custom Advisory Body Fedespedi, coordinatore Confetra nazionale e consigliere nazionale albo doganalisti con delega ai rapporti esterni - ci sono voluti ben tre anni, sette mesi e sette giorni perché la Brexit entrasse in vigore il 31 gennaio del 2020.

La prima scadenza era infatti fissata al 31 marzo 2019, poi al 30 novembre ed infine al 31 gennaio del 2020, ma ci sono voluti ancora 11 mesi di negoziati per arrivare forse ad un accordo sui rapporti commerciali e la cooperazione: “Troppo tempo? Forse sì ma se consideriamo - osserva De Crescenzo - che l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea ed il Canada ha richiesto sette anni di trattative, si può capire come questi 11 mesi di colloqui e trattative ci lascino un po’ perplessi sull’arrivo a dei risultati positivi anche alla luce di dati inconfutabili: infatti, il 45% delle merci che vengono prodotte in Gran Bretagna sono dirette ai Paesi europei mentre provengono dall'Unione europea il 53% delle importazioni britanniche e si prevedono  6.500 camion al giorno in arrivo a Dover provenienti da Calais".

Presidente, cosa cambierà dal primo gennaio con il ritorno dei controlli doganali da e per la Gran Bretagna?

“Dal 1 gennaio 2021 il Regno Unito non farà più parte dell’unione doganale, per cui le formalità doganali prescritte dal diritto dell’unione si applicheranno a tutte le merci che entreranno nel territorio doganale dell’Unione del Regno Unito. Questo avverrà in ogni caso, anche se sarà istituita con il Regno Unito un’ambiziosa zona di libero scambio. Di conseguenza con il ritorno dei controlli doganali, ci sarà un inevitabile rallentamento dei flussi commerciali rispetto ad ora”.

Quali le ripercussioni sulle nostre esportazioni?
“Tutti i prodotti esportati dalla Ue verso il Regno Unito e viceversa dovranno essere conformi alle disposizioni ed alle norme della parte importatrice e saranno soggetti a tutte le verifiche ed i controlli previsti dalle rispettive normative, conseguentemente ci sarà un rallentamento dei flussi commerciali”.

Voi, come organizzazione siete preparati a questi enormi cambiamenti?
“Noi con le nostre organizzazioni ed associazioni ci stiamo preparando a questi cambiamenti epocali aggiornandoci e documentandoci quotidianamente sui documenti e circolari innovative”.

E quali saranno i maggiori costi per le aziende?
“Ovviamente sia in Import che export, oltre a Iva ed eventuali dazi, ci saranno dei costi extra inerenti la dogana, i controlli e le varie certificazioni suppletive da aggiungere che precedentemente non erano dovute perché ci trovavamo nel mercato Ue”.

E’ possibile fare una stima dei maggiori costi provocati dalla Brexit per le nostre esportazioni ed importazioni?
“Al momento no, è proprio questo quello che dobbiamo capire… Dobbiamo ancora attendere”.

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