Brexit: cosa cambia per chi attraversa la Manica / FOCUS

I camion dovranno presentare una documentazione contenente un codice a barre che gli agenti della dogana scansioneranno e invieranno, insieme al numero di registrazione del mezzo, alla loro controparte d’oltremanica

Londra - Dal 1° gennaio potrebbero esserci “intoppi” nei viaggi tra Regno Unito e Unione ruropea. A tre
giorni dal 1° gennaio 2021, quando la Gran Bretagna uscirà definitivamente dall’Ue, l’allerta è arrivato dal ministro per l’Ufficio di Gabinetto britannico, Michael Gove, il numero due di Downing Street.

E il pensiero è corso subito al canale della Manica, attraversato ogni giorno da 60 mila passeggeri e 12 mila mezzi pesanti, soprattutto dopo le ore caotiche seguite alla chiusura del confine decisa dalla Francia in seguito alla scoperta di una variante del nuovo coronavirus in Inghilterra. Ad allungare i tempi di transito, sia via mare che attraverso il tunnel, sarà il controllo dei passaporti. Secondo le stime delle autorità francesi, la durata media dei controlli passerà da 20 a 60 secondi circa.

I sudditi di Sua Maestà potranno essere soggetti ai controlli dell’ufficio immigrazione transalpino e potranno restare nel territorio Ue per 90 giorni, dopo i quali avranno bisogno di un visto. Per le merci, in seguito all’uscita di Londra dal mercato comune, arriverà in soccorso la tecnologia per evitare rallentamenti eccessivi. Ma non è detto che tutto funzioni e subito.

Gli esportatori da entrambi i lati della Manica dovranno dichiarare online i beni che passeranno la frontiera prima che i carichi partano. I camion dovranno presentare una documentazione contenente un codice a barre che gli agenti della dogana scansioneranno e invieranno, insieme al numero di registrazione del mezzo, alla loro controparte d’oltremanica. Il codice consentirà alle autorità di identificare il contenuto del carico e stabilire se sono necessarie ispezioni.
I prodotti animali o vegetali di provenienza britannica verranno dirottati verso gli appositi controlli sanitari qualora le norme comunitarie lo esigano. A tale scopo verranno dispiegati 230 veterinari nei porti di Calais, Dunkirk e Boulogne-sur-Mer. Questi controlli, secondo le stime delle autorità francesi, riguarderanno il 10-12% dei carichi. Saranno esenti dai controlli i prodotti animali trasportati dall’Irlanda al Regno Unito.

Parigi ha investito 40 milioni di euro e assunto 700 nuovi addetti per mettere in campo gli strumenti necessari a scongiurare ingorghi in seguito al ritorno della frontiera. Nei porti francesi sulla Manica sono stati costruiti 6 mila parcheggi aggiuntivi per la sosta dei mezzi che risultino privi della documentazione sufficiente o richiedano controlli approfonditi.
Il governo britannico ha stanziato, da parte sua, 200 milioni di sterline (222 milioni di euro) per adeguare le infrastrutture portuali. Il direttore del porto di Dover, Doug Bannister, ha però lamentato il mancato raddoppio dei gabbiotti per il controllo dei passaporti francesi. In assenza di tale intervento, Bannister paventa «attriti» e «ritardi». Numerosi esportatori hanno cercato di concentrare nel mese di dicembre più consegne possibili per evitare di intasare il canale.       

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