Il Tribunale condanna l’algoritmo di Deliveroo

Bologna - Il mondo dei nuovi lavori digitali potrà contare su più diritti. La strada a maggiori tutele l’ha aperta la sentenza dello scorso 31 dicembre della sezione Lavoro del Tribunale di Bologna che ha stabilito che Deliveroo, colosso britannico della consegna di pranzi e cene a domicilio, ha utilizzato un algoritmo discriminatorio nei confronti dei collaboratori

Bologna - Il mondo dei nuovi lavori digitali potrà contare su più diritti. La strada a maggiori tutele l’ha aperta la sentenza dello scorso 31 dicembre della sezione Lavoro del Tribunale di Bologna che ha stabilito che Deliveroo, colosso britannico della consegna di pranzi e cene a domicilio, ha utilizzato un algoritmo discriminatorio nei confronti dei collaboratori.

Frank, così si chiama questo strumento di valutazione abbandonato a novembre, penalizzava chi si assentava dal lavoro non tenendo conto delle motivazioni, se per motivi futili o se invece, ad esempio, perché malato o in sciopero. Per il giudice di Bologna la classificazione reputazionale della piattaforma Deliveroo ha svantaggiato chi si assentava dal lavoro, declassando allo stesso modo sia chi lo faceva per motivi banali, sia chi si asteneva dalla consegna per malattia o per esercitare il diritto di sciopero.

I sindacati parlano di «svolta epocale. Per la prima volta in Europa - sottolinea la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti - un giudice stabilisce che Frank è cieco e pertanto indifferente alle esigenze dei rider che non sono macchine». Deliveroo difende la correttezza del sistema e fa sapere che valuterà se ricorrere in appello. In ogni caso, la società dovrà versare 50 mila euro ai ricorrenti come risarcimento e pubblicare il provvedimento del Tribunale sul proprio sito Internet e nell'area «domande frequenti» della piattaforma.

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