Digitalizzazione, l'importanza di coinvolgere gli inland terminal nel processo di sviluppo

A quanto pare, quella che viene definita la “inland logistics” attualmente sembra non essere in linea con il processo di digitalizzazione in atto e questo produce conseguenze negative sulla velocità di gestione dei processi nel loro complesso, provocando un rallentamento del trasporto delle merci.

di Elisa Gosti

Genova - La digitalizzazione delle infrastrutture è un obiettivo condiviso. Anche gli interporti e i porti marittimi più piccoli si stanno muovendo in questa direzione ma, per fare in modo che la filiera distributiva diventi sempre più resiliente, hanno la necessità di essere supportati nell’utilizzo della cosiddetta “intelligenza artificiale” e delle tecnologie digitali. Le “tecnologie smart” stanno diventando sempre più importanti nel settore portuale in considerazione della crescente domanda di consumo e della conseguente maggior pressione a cui i porti sono sottoposti. «Nonostante i porti marittimi stiano investendo in modo importante nelle tecnologie smart, gli hub interni sono meno all’avanguardia e presentano una situazione più arretrata sotto il profilo della digitalizzazione, influenzando negativamente tutta la filiera distributiva» ha spiegato Eva Savelsberg, senior vice president e membro del board di Inform, in occasione della Container Terminal Automation Conference 2021. A quanto pare, quella che viene definita la “inland logistics” attualmente sembra non essere in linea con il processo di digitalizzazione in atto e questo produce conseguenze negative sulla velocità di gestione dei processi nel loro complesso, provocando un rallentamento del trasporto delle merci. «È fondamentale agire affinché vengano rafforzate le filiere interne così da rendere gli interporti automatizzati quanto i porti marittimi – continua Eva Savelsberg – I terminal minori sono molto indietro in termini di digitalizzazione: nei prossimi anni l’obiettivo è quello di concentrare l’attenzione su queste realtà e sugli interporti così da aiutarli a compiere un passo in avanti verso la costruzione di una filiera distributiva più forte». La logistica terrestre e quella intermodale hanno acquisito un’importanza strategica per tutto il settore marittimo con il quale operano in stretta collaborazione: i trasportatori hanno cercato di adattare e modificare i propri modelli di business, realizzando un’interazione efficiente tra il trasporto marittimo tradizionale e la logistica terrestre “porta a porta”.


La gestione del traffico presso gli interporti è direttamente correlata alla crescita del business marittimo, sia per le Port Authority sia per gli operatori che gestiscono i terminal. La pandemia Covid-19 ha provocato inevitabilmente ripercussioni pesanti su tutto il settore, rendendo necessaria una risposta “agile” da parte della maggior parte degli stakeholder. Secondo quanto sostiene Eva Savelsberg, i terminal hanno assolutamente bisogno di ottimizzare i software con i quali lavorano, così da poter gestire il business in modo più flessibile. Questo permetterebbe alle strutture di reagire in modo più tempestivo ed efficace alle crisi a breve termine, come ad esempio quella avvenuta con l’occlusione del Canale di Suez nel marzo 2021 o la stessa pandemia Covid-19.

Ma non solo: grazie da una migliore gestione sarebbe anche possibile pianificare meglio gli obiettivi a lungo termine del mercato, in relazione ad esempio al cambiamento climatico e, in modo ancora più generale, rendere le strutture più resilienti e, quindi, più capaci di adattarsi alle molteplici variabili che il mercato e il contesto possono presentare. Un processo ormai irreversibile: poter contare su sistemi moderni e digitali, sostengono gli esperti, permette un riadattamento in tempi reali anche dei piani di carico delle navi, in base alle diverse situazioni, casuali ed emergenziali, che possono presentarsi.

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