Borgomeo: “Pnrr, soldi anche per gli aeroporti”

“Nell’attuale situazione di debiti, difficile autofinanziare progetti green”

Passeggeri all'aeroporto di Fiumicino

di Alberto Quarati

Genova – Zero risorse per gli aeroporti, nonostante questi siano stati uno dei settori più colpiti dalla pandemia: a lanciare l’allarme è Carlo Borgomeo, presidente di Assaeroporti, in occasione della conferenza di chiusura sul progetto europeo Adrigreen che si è tenuta all’inizio della scorsa settimana ad Ancona, organizzata dall’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Centrale.

«Nella ricca documentazione presentata dalla Struttura tecnica di missione - ha sottolineato Borgomeo a valle dell’intervento di Carlo Prischich, uno dei componenti della struttura in seno al ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili - abbiamo visto coperti molti ambiti, ma sfortunatamente non quello degli aeroporti. Nel Piano nazionale di recupero e resilienza sappiamo che ci sono dei vincoli a livello comunitario sugli aiuto di Stato, ma sarebbe a mio avviso necessario guardare alla possibilità di portare alcuni degli investimenti anche sul sistema aeroportuale, proprio nell’ottica di sostenerlo nelle politiche di tutela dell’ambiente, al netto del fatto che il settore aereo emette l’11% dell’anidride carbonica nel quadro dell’intero sistema trasportistico. Noi chiediamo - ha continuato Borgomeo - un sostegno per questo tipo di investimenti, e lo facciamo per il fatto che il nostro settore arriva da due anni durissimi, dove come è noto il prezzo pagato alla pandemia dagli aeroporti è stato elevato per il crollo dei passeggeri trasportati e di conseguenza del volume delle nostre movimentazioni. Allo stato attuale ci troviamo in una situazione debitoria che non ci consente di autofinanziare progetti sulla sostenibilità, ed è per questo che avevamo fatto appello a diverse forse politiche perché si potesse valutare un intervento normativo in questo senso».

Il tema della sostenibilità aeroportuale era al centro dell’incontro su Adrigreen, che si è tenuto fra il 30 novembre e il 1 dicembre nel capoluogo marchigiano, perché questo progetto, di durata triennale (2019-2021) e del valore di 2,1 milioni di euro, puntava proprio a favorire e realizzare interventi di ecosostenibilità di porti e aeroporti adriatici, coinvolgendo entità come il porto e l’aeroporto di Pola (capofila del progetto), il porto e l’aeroporto di Ragusa (Dubrovnik), gli aeroporti della Puglia (Bari, Brindisi, Foggia, Grottaglie), quelli di Rimini e Pescara, il porto di Ancona e il Politecnico delle Marche.

Sul tema della sostenibilità anche l’intervento di Oliviero Giannotti, segretario generale di Assoporti, l’associazione dei porti italiani, che si è concentrato sulla necessità di un coordinamento centrale in tema di transizione energetica e tecnologica: «Il cold ironing - ha spiegato Giannotti - non pone solo un tema di adeguamento delle banchine a questo tipo di tecnologia, ma anche una questione legata ai fabbisogni energetici prodotti dalle navi, specie quelle da crociera, che possono presentare una domanda giornaliera di elettricità pari a 15 mila megawatt, cioè quanto una città di 5.000 abitanti. Dieci navi da crociera ormeggiate a Civitavecchia si tradurrebbero in un fabbisogno di 150 megawatt di elettricità. Una richiesta molto alta, che quindi pone una questione di bilanciamento con la domanda di energia elettrica delle aree in cui insistono i porti, e delle infrastrutture in grado o meno di sostenere questa domanda. Un porto che si trovi in un’area che rispetto alla rete elettrica esistente ha perso popolazione, forse incontrerebbe meno problemi, ma un porto che invece si trova in un’area in cui la domanda è cresciuta più dell’infrastruttura elettrica, si troverebbe certo in difficoltà a dover fare fronte alla domanda di energia che arriva dalle banchine. Il tema insomma - conclude Giannotti - ha necessità di essere discusso a livello centrale», senza dimenticare che per il cold ironing il Pnrr stanzia oltre 675 milioni di euro.

«Il valore dei progetti legati ad Adrigreen - ha detto il commissario straordinario dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale, l’ammiraglio Giovanni Pettorino - è di sviluppare rapporti e relazioni, fra i Paesi che si affacciano sull’Adriatico, per affrontare insieme le grandi sfide che ci attendono in un futuro prossimo come quella del cambiamento climatico. Un tema che, come sistema delle infrastrutture di porti e aeroporti, interessa il porto di Ancona, il sistema portuale dell’Adriatico centrale, gli scali delle coste balcaniche e greche, che hanno come riferimento il valore economico e sociale dell’Adriatico e del Mediterraneo, mari di cui non si parla abbastanza ma che hanno il prezioso compito di produrre il 50% dell’ossigeno che tutti noi respiriamo e che sono in grado di assorbire il 30% dell’anidride carbonica che produciamo. Mari con un ruolo indispensabile per le nostre comunità».

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