Perdita di container in mare, Navis lancia i sensori a bordo

Lo shipping ha recentemente registrato il più grande picco di container persi in mare in sette anni. Fra il 2008 e il 2019 la media annuale di container persi era stata di 1.382, ma nel 2020 più di 3.000 container sono caduti in maree più di 1.000 sono cadute in mare nel primo trimestre 2021

Il problema della perdita di container in mare da parte delle portacontainer in navigazione si è intensificato negli ultimi anni e aveva raggiunto un picco fra la fine del 2020 e il principio del 2021. Se n’è tornato a parlare nei giorni scorsi con l’incidente occorso alla “Cosco Nagoya” nell’oceano Pacifico. Una proposta per ridurre questo problema arriva da Navis, società informatica che produce software per la gestione dei container nei terminal, anche in molti italiani, e sulle navi.

Navis ha reso pubblico il nuovo programma informatico Lashing Monitor per ridurre il rischio di perdita e danneggiamento dei container in mare. Il software può essere utilizzato per esaminare in modo proattivo le condizioni di fissaggio dei container (lashing) che potrebbero potenzialmente danneggiare le navi portacontainer e il loro carico e per allertare gli equipaggi delle navi sui problemi di sicurezza in mare.

Il nuovo software può essere combinato con il sistema computerizzato per il caricamento di container sulle navi, denominato Navis Macs3, permettendo di esaminare le forze che si esercitano sui punti di fissaggio dei container in base alla misurazione del movimento della nave. Lo strumento informatico avvisa con un segnale sia visivo sia sonoro quando le forze che si esercitano sui container superano i limiti previsti e emette un avviso anche se viene superato un angolo di oscillazione che possa diventare critico per la stabilità della nave. In caso di condizioni meteorologiche avverse, la guida operativa del programma fornisce all'equipaggio della nave assistenza decisionale su rotta e velocità al fine di evitare un impatto negativo sul fissaggio e garantire la stabilità della colonna di container. "Ottenere il pieno controllo della nave e del carico e massimizzarne la capacità di navigazione è la chiave per mantenere il carico a bordo in sicurezza durante il tragitto in condizioni meteorologiche avverse", afferma Ajay Bharadwaj, direttore senior della gestione del prodotto di Navis Carrier and Vessel Solutions.

La portacontainer “Cosco Nagoya”, da 4.500 teu di capacità, ha interrotto il proprio viaggio da Busan a Long Beach dopo la caduta e la perdita di un grande numero di container. L'incidente è avvenuto il 24 novembre nel Pacifico a sud-est dell'isola di Iturup, nell'arcipelago delle Curili. La nave è tornata indietro e il 29 novembre ha gettato l’ancora al largo di Yeosu, in Corea. Dopo una serie di manovre e ulteriori spostamenti degli ancoraggi, la nave ha finalmente attraccato a Gwangyang, Yeosu, il 2 dicembre. La “Nagoya” aveva avuto un incidente simile nel 2013, quando perse 79 container nell'oceano Atlantico.

Lo shipping ha recentemente registrato il più grande picco di container persi in mare in sette anni. Fra il 2008 e il 2019 la media annuale di container persi era stata di 1.382, ma nel 2020 più di 3.000 container sono caduti in maree più di 1.000 sono cadute in mare nel primo trimestre 2021. Gli incidenti, che si sono concentrati soprattutto nell’oceano Pacifico, hanno creato problemi alle catene di approvvigionamento di centinaia di rivenditori e produttori statunitensi come Amazon e Tesla. Sono state individuate una serie di ragioni per l'improvviso aumento degli incidenti. Le previsioni meteorologiche stanno diventando più difficili, mentre le navi stanno diventando più grandi e consentono di impilare i container più in alto di prima. Ma a peggiorare la situazione è stata l’esplosione dei commerci durante la pandemia, che fa accelerare le operazioni con cui si caricano le navi, a scapito a volte della sicurezza.

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