Funivie Savona, il progetto di Pwr per il rilancio

Emergono nuovi dettagli del progetto per integrare l’impianto funiviario e la ferrovia per rilanciare la Valbormida come retroporto di Savona. La riattivazione della linea dei vagonetti potrebbe aprire le porte a un progetto che la provincia attende da tempo e al quale sta lavorando la Pwr

di L. B.

Savona - Emergono nuovi dettagli del progetto per integrare l’impianto funiviario e la ferrovia per rilanciare la Valbormida come retroporto di Savona. La riattivazione della linea dei vagonetti potrebbe aprire le porte a un progetto che la provincia attende da tempo e al quale sta lavorando la Pwr (Port Wire Rail, ossia porto-filo-ferrovia): una società neo-costituita, guidata da Gerardo Ghiliotto (presidente Unione utenti del porto di Savona) e che ha tra i consiglieri Franco Carlotto (gruppo Pensiero) e Giuseppe Cortesi (ex Ferrania Technologies e oggi Mv Maintenance), oltre a terminalisti portuali e aziende della logistica. Tutti uniti dall’obiettivo di rilevare la concessione di Funivie per far viaggiare le merci sbarcate al porto verso la Valbormida non solo via fune, ma con un sistema integrato con la ferrovia e in parte via gomma. L’iniziativa è stata accolta con interesse, ma ci sono ostacoli da superare: in primis bisogna convincere il ministero delle Mobilità sostenibili a non nominare un commissario per la gestione di Funivie, assegnando la concessione direttamente a Pwr.

La partita si inserisce nella ricostruzione di Funivie, ma bisogna gestire anche la manutenzione dell’impianto dei vagonetti, fermo da due anni. Il gruppo vorrebbe entrare in gioco prima della riattivazione prevista per ottobre-novembre, sfruttando inizialmente la ferrovia Savona-Torino. Si punta sulla linea via Ferrania (ne esiste un’altra via Altare) per portare materiale dal porto a Bragno, ma anche sulla rotta inversa per favorire gli imbarchi. Per la prima volta inoltre non si parla solo del carbone destinato all’Italiana Coke, ma si inizia a ragionare su più materie prime, a partire da quelle per l’industria cementiera: "Un milione di tonnellate di merci che vengono trasportate verso la valle e 150 mila che viaggiano verso il porto, valgono 500 mila litri di gasolio l’anno - entra nel merito Cortesi -, senza contare l’usura dei mezzi, i rischi del Cadibona. Ciò che è importante è il cambio di mentalità: nel gruppo ci sono vari operatori, anche leader dell’autotrasporto, ma tutti intendiamo lavorare per il territorio. L’obiettivo è dare impulso a un progetto di trasporto ambientalmente ed economicamente sostenibile. Ci vogliono tempo, investimenti. In questa fase serve ancora riserbo".

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