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Pessina (Assagenti): “Le infrastrutture sono la priorità del Paese”

“Replichiamo il modello Genova: quando c’è reale urgenza si possono costruire in tempi brevi opere importanti”

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La realizzazione del Ponte San Giorgio a Genova

 

Genova – “Assagenti rappresenta aziende che operano nei diversi settori dello shipping: agenzie marittime di linea, di navi tramp e da crociera - Mediatori marittimi di compravendita e di noleggio - Agenti manning, che si occupano prevalentemente della gestione degli equipaggi – Mediatori del diporto. Dal 1945 Assagenti è al servizio delle aziende associate per tutelare gli interessi di tutte le categorie per assumere iniziative idonee alla difesa e al loro sviluppo”, dice Paolo Pessina, presidente dell’associazione.

“Nel 2015 è stata costituita Assagenti Servizi che lavora a supporto di tutte le aziende operanti nel mondo dello shipping. attraverso attività di Formazione, consulenze e analisi di settore, pubblicazioni editoriali, organizzazione eventi”.

Che cosa pensa dell’attuale situazione del mercato?

“Per quanto riguarda la domanda di trasporto containerizzato, è sempre alta e il mercato dei noli il 2022 sarà sostanzialmente speculare al 2021, quindi non assisteremo a grandi oscillazioni. Come associazione siamo invece molto preoccupati per la categoria dei broker italiani. Mi riferisco in particolare allo stato di grave sofferenza che, ormai da diversi anni, affligge le nostre aziende che operano nel settore. Tali difficoltà sono connesse a diversi fattori, tra i quali possono annoverarsi il fascino esercitato da paesi esteri a fiscalità agevolata che, inevitabilmente, attraggono risorse ed eccellenze nazionali e la propensione delle maggiori aziende italiane e delle società a partecipazione statale a rivolgersi a player internazionali piuttosto che usufruire dei servizi offerti dai mediatori marittimi locali. Il descritto fenomeno si pone in controtendenza rispetto ad altri stati europei che, al contrario, investono e si prodigano nella tutela dell’operato e della professionalità dei propri mediatori, con indubbi benefici per tutta la filiera commerciale”.

Quanto sta incidendo lo scenario geopolitico sul vostro lavoro?

“Da quando i soldati di Mosca hanno messo piede oltre il confine ucraino il prezzo del ‘bunker’, ossia del carburante per navi, è aumentato di 130 dollari per tonnellata, dato fermo alla prima settimana di conflitto. Il costo di un rifornimento dipende dalla tipologia di nave, ma quando si parla di bunker di una nave parliamo di milioni di euro e anche un 5% ha un impatto notevole che poi si riverbera sulla merce”. Inoltre c’è un altro problema: Il 15% dei marinai al mondo sono russi o ucraini e, considerato che il 90% trasporto marittimo globale è via nave, molti equipaggi non possono sbarcare dovendo rimanere a bordo a tempo indefinito. In tutto questo, se la situazione non tornerà presto alla normalità, le compagnie medio-piccole che commerciano con il mar Nero rischiano la bancarotta. A parte l’interruzione delle rotte, c’è il problema dell’embargo, soprattutto su alcuni prodotti fondamentali come, per esempio, l’acciaio: dall’Ucraina ne arrivava una parte significativa e bisognerà capire se questo avrà un impatto importante su alcune industrie pesanti, per esempio quella delle costruzioni navali. Le compagnie hanno chiuso tutte i collegamenti con l’Ucraina e rispettano l’embargo nei confronti della Russia”.

Qual è il suo giudizio sulle infrastrutture italiane?

“L’Italia è il paese più lento d’Europa nella realizzazione delle opere pubbliche. Le infrastrutture italiane sono di fatto ferme da venti anni e sempre meno rilevanti, a causa di una burocrazia paralizzante. La riduzione della burocrazia dovrebbe diventare l'obiettivo numero uno di qualunque governo italiano. Fondamentale sarà attingere dalle ingenti risorse che arriveranno per le grandi opere del Pnrr per realizzare opere ed effettuare attività per troppi anni trascurate. Interventi che spesso sono stati posticipati nel tempo e hanno creato notevoli lacune nel sistema intermodale italiano. Bisognerebbe replicare il modello ponte di Genova: si è visto che quando c’è reale urgenza si possono costruire in tempi brevi opere importanti. Se usiamo le modalità che abbiamo usato negli ultimi 20 anni per assegnare e sviluppare infrastrutture, non riusciremo a sfruttare tutte le risorse che avremo a disposizione”.

Che cosa si aspetta dall’attuazione del Pnrr?

“Occorre mettere il turbo ai progetti del Pnrr e, per superare ostacoli e burocrazia sarebbe utile un forte coordinamento interministeriale. Per poter competere nel mercato globale abbiamo bisogno di avere le stesse regole e la stessa velocità degli altri Paesi. Dal Piano nazionale ripresa e resilienza messo a punto dal governo e dal Recovery fund arriveranno investimenti che se ben utilizzati potranno portare a compimento le principali grandi opere attese da decenni. Per far ciò in primo luogo bisogna rendersi conto che ci serve un piano logistico nazionale e successivamente lavorare solo su ciò che è effettivamente possibile realizzare”.

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