Moretto: “Il conflitto in Ucraina mette ulterioremente a rischio la catena logistica globale”

“In questo contesto crediamo che l’unico rimedio sia puntare sulla capacità di essere più competitivi”

Silvia Moretto

Quale è lo stato di salute dei porti italiani e dei loro retroporti? «Nel 2021 i porti italiani, soprattutto gli hub principali, hanno affrontato bene la ripresa dei traffici post-Covid registrando una crescita dell’8,4% del 2021 sul 2020. Per fare qualche confronto - sottolinea Silvia Moretto, presidente di Fedespedi - gli altri porti del Mediterraneo e gli hub del Nord Europa sono cresciuti ma ad un ritmo più lento, intorno al 5,5%. Le performance da evidenziare in positivo sono sicuramente quelle di Genova (+8,7%), La Spezia (+17,2%), Savona (+52,8%) e Cagliari (+60,3%). Tuttavia, se ampliamo la nostra riflessione al 2019, ci sono anche alcune ombre in quanto quasi tutti gli hub portuali hanno perso qualche punto percentuale in termini di traffico rispetto all’andamento pre-pandemia. Permangono, infatti, alcune difficoltà che non consentono ai nostri porti di fare un salto di qualità in termini di capacità di attrarre i traffici: l’Italia resta al 19esimo posto nel ranking della Banca Mondiale per competitività logistica e nessuno dei nostri porti occupa i primi trenta posti della classifica di Unctad sulla connettività dei porti».

Molti scali presentano evidenti criticità infrastrutturali. Quali sono i principali nodi da sciogliere?

«Come dicevo, le criticità infrastrutturali restano e le paghiamo in termini di competitività, ancora di più in uno scenario come quello attuale in cui l’emergenza sanitaria e le crisi geopolitiche impattano in termini di distorsione dei traffici. Rimane aperto il tema del potenziamento dell’intermodalità come via di accesso ai porti e tutto il mondo della transizione green. Recentemente, è stata pubblicata una ricerca sul livello di inquinamento dei porti europei da Transport & Enviroment: i nostri porti sono al quarto posto in Europa. Davanti a questi dati appare chiaro che oggi investire per ridurre l’impatto ambientale del settore, a partire dai porti, è una priorità che gioca tutta a favore della nostra competitività. Dobbiamo ribaltare le nostre posizioni in questi ranking, scendere sull’impatto ambientale e crescere su efficienza e connettività».

Crede che, grazie ai fondi del Pnrr, gli scali italiani possano risolvere buona parte dei lori problemi?

«Sì, sicuramente e abbiamo già alcune evidenze di come il Pnrr può fare la differenza: penso non solo al lato risorse ma anche al lato riforme. Stiamo aspettando la concreta realizzazione della piattaforma Sudoco su cui è al lavoro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ma l’approvazione dello Sportello unico doganale e dei controlli nel Pnrr è stata accolta con entusiasmo. Il Sudoco è, infatti, lo strumento cardine per garantire qualità, efficienza, velocità del “momento doganale” in cui si gioca una componente decisiva nella competitività degli hub. Anche dal punto di vista dei fondi, ci sono tante opportunità. Mi riferisco, innanzitutto, ai finanziamenti per l’innovazione digitale contenuti nella misura 3 componente 2 del Pnrr: anche in questo caso sistemi che possano migliorare l’efficienza dell’industria logistica e rendere fluido lo scambio di informazioni tra operatori del settore e amministrazioni competenti creando così una rete infrastrutturale digitale della logistica. Tornando sul tema della sostenibilità, il Pnrr prevede un sostegno importante per i progetti di cold ironing, circa 280 milioni gestiti dalle Authority, utili per diminuire drasticamente il livello di inquinamento dei porti e contribuire agli obiettivi fissati dall’Unione Europea di riduzione delle emissioni inquinanti del 55% entro il 2030».

Possono esserci delle conseguenze sull’andamento dei traffici dovute alla guerra in Ucraina?

«Sì e in parte già ci sono. Il livello di congestionamento dei porti, già messo a dura dagli effetti combinati delle chiusure cinesi causa Covid e delle scelte delle compagnie armatoriali, ne risentirà. In questo scenario, crediamo oggi più di ieri, che l’unico rimedio sia puntare sulla capacità di essere sempre più competitivi e che riforme e finanziamenti contenuti nel Pnrr siano assolutamente urgenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA