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"Gli scali liguri investano ad Alessandria: Comuni e Authority soci nel retroporto"

L’idea gli è venuta mentre era a Camogli, in convalescenza dopo essere stato operato al cuore ad Alessandria: "Mi sono incrociato due volte con quella città, e in entrambi i casi si è trattato di due momenti importanti". Così Giancarlo Gabetto, exi direttore di Slala

Alberto Quarati
2 minuti di lettura

Alessandria - L’idea gli è venuta mentre era a Camogli, in convalescenza dopo essere stato operato al cuore ad Alessandria: "Mi sono incrociato due volte con quella città, e in entrambi i casi si è trattato di due momenti importanti. Ho anche pensato ai dottori che mi hanno operato e curato, a quante persone ogni giorno fanno il loro lavoro con passione e dignità. E così - dice Giancarlo Gabetto - ho ripensato alla volta precedente in cui ero finito ad Alessandria, e l’entusiasmo con cui, insieme a tante altre persone, avevo lavorato al progetto del Retroporto. Un entusiasmo annegato purtroppo dalla politica, quella con la p minuscola". Gabetto è stato il manager ex Italimpianti voluto negli anni Duemila da Fabrizio Palenzona - all’epoca presidente della Provincia di Alessandria - prima alla direzione di Energia e Territorio, poi della Slala - la società, poi fondazione, partecipata da enti pubblici piemontesi e liguri nata per promuovere la nascita del Retroporto di Alessandria.

Ha letto degli Stati generali della Logistica del Nord Ovest, "e onestamente mi sorprendo quando sento che su quell’area si vuole fare un nuovo progetto". Di nuove scartoffie non c’è n’è bisogno, e nemmeno di tante Zone logistiche, collegamenti, commissariamenti. Questo perché "lavorammo per otto anni su quel progetto, che è lì, pronto. L’Autorità portuale con Sandro Carena, l’Università di Genova, la Provincia di Alessandria, Massimo Petrella di Rete Ferroviaria Italiana, lo studio di architettura Mazzarolli, per citare solo alcuni. Parlammo con Mauro Moretti, allora amministratore delegato delle Ferrovie, provammo, con Palenzona, anche a superare le perplessità del gruppo Gavio". Ne venne fuori un progetto che prevede per il parco il parco ferroviario di Alessandria Smistamento una capacità di movimentazione annuale di 1,1 milioni di container: circa la metà del traffico del porto di Genova, allora come oggi: "Lo studio delle tracce ci portò a definire questo impianto: una serie di treni costantemente in servizio, giorno e notte, indipendentemente dalla richiesta di carico a Genova, in grado di prendere la merce e portarla direttamente in pianura. L’autotrasportatore non avrebbe avuto bisogno di scendere fino al porto, tutte le operazioni si sarebbero potute svolgere ad Alessandria. Una struttura che avrebbe potuto generare 300-400 posti di lavoro. Costo fra 35 e 50 milioni di euro".

Ma non se ne fece nulla: "No, perché man mano che andavamo avanti, montava lo scetticismo degli operatori portuali genovesi. C’era il timore che questo sistema avrebbe tolto il lavoro alle banchine, con tutti i ricaschi del caso, anche sulla Compagnia unica. Avevamo costituito la Retroporto di Alessandria SpA, ottenuto la Valutazione d’impatto ambientale, avevamo preparato le gare propedeutiche per questo tipo di opere, cioè sminamento e caratterizzazione del sottosuolo. Poi successe che la Regione Liguria, il governatore allora era Claudio Burlando, disse che non c’erano i soldi per pagare i 30-40 mila euro di quote annue di adesione a Slala. Fu letta come il segnale che non se ne voleva fare nulla. Palenzona disse che se non interessava a Genova, non interessava più nemmeno a lui". La società venne liquidata nel 2013. Oggi però le condizioni sono cambiate: il gruppo Msc, che tra l’altro ha spesso avuto in Palenzona un riferimento, è interessato proprio al grande parco ferroviario alessandrino. Per Gabetto però, perché l’infrastruttura possa funzionare davvero al pieno delle sue potenzialità, servirebbero due livelli di accordo, uno tra soggetti pubblici e l’altro tra privati: "La formula a mio parere dovrebbe essere una società partecipata dai due Comuni, Genova e Alessandria, dall’Autorità di sistema portuale e dalle Ferrovie. È la società che, impegnando i soggetti pubblici, dovrebbe realizzare il bando per la concessione. Forse il sindaco Marco Bucci potrebbe esserne il regista, dico per la sua esperienza da manager. E alla gara, aperta a tutti, i soggetti privati dovrebbero trovare un accordo per presentarsi in Associazione temporanea di impresa".

In pratica, una difficile, quasi impossibile condivisione di interessi tra Psa e Msc, forse Maersk: "Però se si pensa bene questa è una necessità - risponde Gabetto -. Lo spostamento della Diga serve ad aumentare la capacità di traffico del porto di Genova. Vado Ligure andrà progressivamente a regime: questi non saranno container in più. Saranno container caricati su colonne di camion in fila sulla A7 e la A26. Rinunciare a un movimento gru in porto costa 15 euro, certamente meno di un camion fermo mezz’ora a Busalla. E se qualcuno facesse uno studio sull’impatto ambientale di questo traffico in più? In quel caso si dovrebbe che senso avrebbero avuto le pale eoliche sulla Diga...".

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