"Il retroporto di Alessandria? Ha un futuro solo con i privati"

Il rischio, su Alessandria, è quello di percorrere un sentiero già battuto 15 anni fa, che ha come punto di finale la palude. L’avviso arriva da Luigi Merlo, presidente di Federlogistica, già alla guida dell’Autorità portuale di Genova e in passato presidente di Slala

di Alberto Quarati

Genova - Il rischio, su Alessandria, è quello di percorrere un sentiero già battuto 15 anni fa, che ha come punto di finale la palude. L’avviso arriva da Luigi Merlo, presidente di Federlogistica, già alla guida dell’Autorità portuale di Genova e in passato presidente di Slala - la società che avrebbe dovuto avviare il retroporto di Alessandria. Merlo replica a Giancarlo Gabetto, che della Slala fu ex direttore, che al Secolo XIX-the MediTelegraph ha spiegato come fu la politica ligure e gli operatori genovesi ad affossare il progetto del retroporto di Alessandria: "Il problema era diverso: intanto il Comune della città piemontese, con il cambio di giunta, si era opposto al progetto. In secondo luogo l’area, che doveva essere sottoposta alla bonifica bellica e soprattutto ambientale, perché per anni in quella zona vennero trattate chimicamente le traversine delle ferrovie, era valutata a bilancio dalle Ferrovie decine e decine di milioni di euro, scoraggiando eventuali investimenti privati. Ma il problema principale è che sull’operazione prese il sopravvento la politica, la quale in sostanza chiedeva che fosse il pubblico a gestire il retroporto, quando invece da parte degli operatori, e penso in particolare ai genovesi Luigi Negri e Ignazio Messina, l’interesse era forte. Quando la Regione Liguria smise di versare le proprie quote a Slala, il progetto ormai era già naufragato". Secondo quanto è emerso sin qui, le Ferrovie sarebbero interessate a investire una cifra consistente, circa 80 milioni, su Alessandria (da tenere conto che il decreto Genova ne stanzia 20) per una prima infrastrutturazione dell’area. Il fatto è che, spiega Merlo, "per Alessandria non è mai stato definito un modello. Era difficile, perché lo scalo ferroviario è troppo lontano da Genova perché funzioni esclusivamente da polmone alle banchine, come Santo Stefano Magra con La Spezia, e troppo vicino al porto perché funzioni come base di rilancio per le destinazioni finali, e non può neppure essere una replica di Piacenza. In una situazione come questa, la visione del privato va tenuta in considerazione, perché è da questo soggetto che può arrivare una proposta su come valorizzare l’infrastruttura: agli Stati generali della Logistica della scorsa settimana invece non è stato invitato a parlare nemmeno un operatore. Se l’infrastruttura dovrà diventare una semplice stazione merci, questo è un lavoro che le Ferrovie potranno fare in autonomia. Se invece l’idea è valorizzare l’area, capire se potrà essere o un retroporto, o un luogo di lavorazione intermedia della merce, o un centro di interscambio logistico non solo legato al porto di Genova, la collaborazione misto-pubblico privato è fondamentale, perché sono valutazioni che non possono rimanere a livello di enti pubblici".

Allo stato attuale, per lo scalo di Alessandria Smistamento è stato nominato Calogero Mauceri in qualità di commissario per la progettazione. Sulla zona esistono i progetti di Slala del 2008 e uno studio di fattibilità tecnico-finanziaria della Uirnet - società messa in liquidazione dal ministero delle Infrastrutture. Come è noto sono in programma incontri tra rappresentanti di Medway (Msc), Alpe Adria (partecipata da Fs), Free to X (Autostrade), Prelios (cioè Fabrizio Palenzona, da sempre sostenitore del progetto) e Slala per determinare i ratio economici e di traffico di un possibile progetto di interconnessione fra i porti di Genova e Trieste via Alessandria. Ferrovie avrebbe anche un’interlocuzione anche con il gruppo Maersk, che però a ieri sera non confermava. Ma il progetto preliminare per rimettere in pista Alessandria avrà bisogno delle autorizzazioni ambientali, della progettazione esecutiva e il cantiere: di tempo per interlocuzioni ce n’è: "Il problema - ribatte però Merlo - è che qui si rischia davvero di perdere il treno. Non penso si possa partire con una progettazione definita dal pubblico, è necessario sentire gli operatori per capire quali sono le esigenze: terminalisti, vettori ferroviari, autotrasportatori".

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