Merlo: “Il Pnrr si scontra con le carenze in termini di capacità di progettazione”

“In linea teorica potrebbero rappresentare una svolta. In termini concreti anche da parte del ministro delle Infrastrutture si tende forse a essere troppo ottimisti”

Luigi Merlo

Genova – Luigi Merlo, ex presidente dell’Autorità portuale di Genova, oggi è alla guida di Federlogistica.

Nei giorni scorsi, a Lecce, ha ricevuto la laurea honoris causa in management engineering dall’Università del Salento: «Sarebbe molto importante che i futuri governi istituissero un ministero alla Transizione marittima in grado di coniugare gli aspetti ambientali e quelli dei settori economici tradizionali e innovativi» spiega. «Il governo in carica - aggiunge - ha positivamente introdotto e sperimentato ministeri organizzati non più in modo tradizionale, bensì trasversale, su tematiche come la transizione ecologica, l'innovazione tecnologica e la trasformazione digitale».

Adesso potrebbe essere la volta del ministero alla transizione marittima: «Non si tratterebbe di riproporre il vecchio ministero della Marina mercantile - dice Merlo - bensì di dare vita a un dicastero moderno e all'avanguardia che potrebbe svolgere un ruolo di grande forza innovativa occupandosi del nostro patrimonio più grande: il mare e il nostro spazio marittimo».

Ormai da tempo si parla di logistica verde, un tema che soprattutto recentemente pare essere molto di moda. Quali passi verso l’ecosostenibilità sono stati fatti negli ultimi anni?
«Grandi imprese anche del settore armatoriale hanno apportato modifiche sostanziali alle loro rotte per realizzare condizioni efficienti e concrete di decarbonizzazione. L’attenzione al tema delle emissioni è ormai generale. Basti pensare ai consistenti investimenti negli scrubber, ma anche alla ricerca di nuovi carburanti e alla sperimentazione di nuove navi che sono veri e propri avamposti per il futuro. A terra lo sforzo dei grandi gruppi dell’e-commerce è reale: una consistente percentuale dei magazzini è dotata di impianti a energia solare e negli ultimi tre anni sono stati accentuati gli investimenti in mezzi elettrici».

I fondi del Pnrr rappresentano realmente la vera svolta, per gli scali italiani e non solo, verso politiche di maggiore attenzione verso l’ambiente?
«In linea teorica potrebbero rappresentare una svolta. In termini concreti anche da parte del ministro delle Infrastrutture si tende forse a essere troppo ottimisti. Il Pnrr prevede misure teoricamente efficaci ma all’atto pratico si scontra con le carenze in termini di capacità di progettazione dei singoli soggetti che dovrebbero implementare queste misure. Con il risultato di bloccare i progetti o comunque di allungarne a dismisura i tempi».

Ci sono porti italiani più avanti di altri che hanno già raggiunto un buon livello di ecosostenibilità?

«La riforma Delrio - prosegue Merlo - prevedeva in parallelo all’elaborazione e approvazione dei piani regolatori, anche quella dei piani energetici, ovvero dei documenti di pianificazione energetico ambientale dei sistemi portuali. In gran parte risulta che le Autorità portuali abbiano ottemperato a questo obbligo, ma dalle parole ai fatti il percorso è ancora una volta lungo e incerto. Ad esempio risulta sia stato fatto ben poco in termini di un meccanismo premiale per chi ha investito in strutture ambientalmente o energeticamente compatibili».

Quali sono le politiche messe in campo da Federlogistica per favorire politiche verdi?
«Per quanto riguarda Federlogistica, al di là del compito che assolve di stimolare la politica e le istituzioni su queste tematiche, nel suo mirino è entrato prioritariamente il cambiamento climatico. Federlogistica partecipa insieme con Enea (unico altro player italiano) a un grande progetto europeo di ricerca sugli effetti, le terapie e le innovazioni necessarie per far fronte alle conseguenze del cambiamento climatico in atto».

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