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La provocazione

Betty Schiavoni: “O Dogana, o Gdf: basta coi doppi controlli sulla merce”

Così la presidente dell’Alsea, l’associazione degli spedizionieri lombrardi, all’assemblea pubblica di questa mattina alla Camera di commercio di Milano, Monza e Brianza, focalizzata anche sul tema “Crisi della globalizzazione e reshoring”

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La presidente dell'Alsea, Betty Schiavoni

 

Milano – Oggi Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi è intervenuto all'Assemblea pubblica Alsea, l’associazione degli spedizionieri della Lombardia, che si è focalizzata sul tema “Crisi della globalizzazione e reshoring: i nuovi equilibri del commercio internazionale”, questa mattina nella sede della Camera di commercio.

Per Sangalli, “il tema della crisi della globalizzazione è centrale per comprendere gli sviluppi futuri del nostro sistema economico. In particolare è rilevante l’evoluzione di nuove tendenze come la scelta da parte di alcune imprese - che si erano precedentemente delocalizzate - di rientrare in Italia. Una tendenza che significa anche favorire gli investimenti esteri nel nostro Paese con infrastrutture più efficienti, incentivi fiscali e una buona burocrazia, cioè semplice e veloce”.

Stefano Elia, professore di Economia internazionale del Politecnico di Milano, ha presentato i risultati di una indagine condotta su di un campione di oltre 700 imprese per comprendere le scelte di localizzazione delle attività̀ produttive e delle forniture delle imprese italiane e le motivazioni sottostanti le loro scelte.

Da questa indagine è emerso che circa il 30% delle imprese che hanno delocalizzato ha dichiarato di aver già realizzato un cambiamento nella strategia di localizzazione, mentre il restante 55% continua a mantenere inalterata la sua scelta localizzativa.

Il rientro in Italia della produzione (totale o parziale) è stato fino ad ora scelto dal 16,5% delle imprese che avevano realizzato la delocalizzazione produttiva. Più del 12% ha dichiarato di aver programmato di riportare in Italia la produzione attualmente localizzata all’estero nel medio-lungo termine (fra tre e oltre cinque anni).

Il 14%, ha invece optato per un cambio di localizzazione all’estero (nearshoring o further offshoring). Il potenziamento di politiche già esistenti che favoriscono la digitalizzazione, l’Industria 4.0 e il “Green New Deal” potrebbero promuovere sia il rientro delle forniture (rendendo sempre più idonei ai fornitori italiani) sia quello della produzione (che necessita di un contesto istituzionale favorevole).

Per favorire il fenomeno del reshoring, dicono dall’Alsea, occorre anche affrontare a livello centrale quei problemi strutturali atavici che rendono il nostro paese da sempre meno attrattivo di altri (burocrazia, sistema giudiziario, pressione fiscale, infrastrutture, innovazione, costo del lavoro, costi dell’energia, debito pubblico).

Per parte sua Betty Schiavoni, presidente dell’Alsea, ha puntato l’attenzione dei presenti su tre problemi che frenano il commercio internazionale lanciando tre proposte. La Sanità marittima e aerea è caratterizzata da una cronica mancanza di personale, medici e tecnici, che fanno si che una spedizione aerea che arriva a Malpensa in meno di 24 ore di volo, debba attendere anche cinque-sei giorni in certi periodi per il rilascio di un semplice nulla osta documentale: “Stiamo perdendo traffici a favore di porti e aeroporti europei. Basterebbero pochi medici e tecnici per superare il problema ma non si riesce a reclutarli. Risolviamo il problema. Anzitutto togliamo il numero chiuso per accedere alla facoltà di medicina – dice Schiavoni -. Abbiamo una cronica mancanza di personale nelle amministrazioni pubbliche. Eliminiamo il riscontro della Guardia di Finanza all’importazione e all’esportazione e destiniamolo ad altre mansioni, visto che l’Italia è l’unico Paese in Europa che ha un doppio controllo all’import-export. Della Dogana e della Guardia di Finanza: non ce lo possiamo più permettere”.

Conclude Schiavoni: “Gli obiettivi dei funzionari pubblici che intervengono nel momento doganale devono essere modificati. I premi vanno calcolati non solo in base ai controlli eseguiti ma anche sulla crescita dei traffici, garanti dall’efficienza delle amministrazioni stesse. Se infatti è un obiettivo indispensabile garantire controlli efficienti, lo è altrettanto quello di consentire ai traffici di crescere per far prosperare l’economia italiana. Un obiettivo non deve andare a discapito dell’altro: serve un giusto equilibrio e, soprattutto, la giusta attenzione a tutti e due questi aspetti.”

Giulio Tremonti, ex ministro dell’Economia e oggi neo-deputato di Fratelli d’Italia, ha portato una riflessione di ampio respiro, concludendo che “quello che stiamo vivendo non è la fine del mondo ma la fine di un mondo. Ci sono enormi complicazioni, un mondo che cambia ma che speriamo resti se non più globale almeno internazionale, con delle regole, non come si scelse di fare nel 2008”.

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