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Il governo italiano protesta

Quote di emissione, traghetti e motori a gas nel mirino di Bruxelles

I rappresentanti delle istituzioni dell’Unione europea hanno raggiunto l'intesa per includere le emissioni del settore marittimo nel mercato Ue dell’anidride carbonica (Ets): “Si tratta di un accordo storico” dice il relatore dell'Europarlamento sul pacchetto Ets, Peter Liese

di Alberto Quarati
Aggiornato 2 minuti di lettura

Un traghetto nel porto di Savona

 

Genova – Dura sconfitta a Bruxelles per gli armatori: Parlamento europeo, presidenza ceca del Consiglio Ue e Commissione europea hanno concordato in via preliminare l’inclusione dell’inquinamento marittimo già dal 2024 nel sistema Ets, (Emission Trading System) cioè la Borsa dell’inquinamento cui partecipa l’industria, e in base alla quale un’azienda deve pagare annualmente una “quota di emissione” per ogni tonnellata di anidride carbonica prodotta in eccesso rispetto al tetto stabilito.

L’efficacia dell’accordo dipenderà dell’esito dell’ultimo incontro negoziale sull’intero pacchetto Ets il 16 dicembre, ma il relatore all’Europarlamento Peter Liese (del Partito popolare europeo) già festeggia: "È un accordo storico - spiega - che dovrebbe portare a un taglio delle emissioni di CO2 di oltre 130 milioni di tonnellate entro il 2030”.

Gli armatori, non solo in Italia, non contestano nel merito la misura, ma segnalano due incongruenze: la prima, è che il sistema Ets per il trasporto su terra sarà avviato dopo rispetto a quello sulle navi. Per Guido Grimaldi, presidente dell’Associazione logistica intermodalità sostenible (Alis), sarà una mazzata per le Autostrade del mare: l’Ets costerà alle compagnie 500 milioni in due anni, che finiranno nel biglietto del traghetto.

Così tutti gli autotrasportatori che sin qui hanno usato la nave - anche grazie agli incentivi statali - per salire e scendere lungo la Penisola, troveranno più economico tornare a fare tutto il viaggio su strada: non bene per traffico e aria.

E, sottolinea Grimaldi, il Paese che pagherebbe di più questa "sovrattassa” sarebbe l’Italia, nazione che in Europa ha di gran lunga più servizi di Autostrade del mare: “Non possiamo partire prima col trasporto marittimo e poi con la viabilità - dichiara Raffaele Fitto, ministro per gli Affari europei - sarebbe paradossale e metterebbe in ginocchio un settore fondamentale”.

Ma c’è di più: Liese sottolinea che sotto il regime Ets non ci saranno solo le emissioni di CO2, "ma anche quelle di metano”: così nel mirino non finiscono solo le navi alimentate dal carburante tradizionale, ma anche quelle a gas naturale liquefatto, che allo stato attuale rappresentano il 63% del portafoglio ordini globale per le nuove portacontainer, proprio perché in attesa della disponibilità (che oggi non c’è) di idrogeno verde, ammoniaca o biogas, tutti gli armatori si sono tuffati sul Gnl perché rappresenta un carburante di transizione, non del tutto green, ma sicuramente meno inquinante del bunker.

Secondo i broker inglesi della Braemar, l’applicazione degli Ets rappresenterebbe per gli armatori un ricarico da 2 a 70 euro per ogni tonnellata di gas, dipende dalla capacità o meno dei motori di trattenere le fughe di metano non bruciato.

Sul tema Ets, la Msc, primo armatore globale, ha già fatto i conti, con incrementi che arrivano sino a 500 euro a container: punte raggiunte soprattutto nei traffici mediterranei. Assarmatori, l’associazione degli armatori della Conftrasporto, che sull’Ets è in trincea da oltre un anno, incassa l’esenzione dal sistema per i traffici verso le Isole minori e ricorda che il confronto finale sarà comunque il 16.

Ma in ogni caso, aggiunge il presidente Stefano Messina, "è fondamentale che una quota significativa dei proventi dell’Ets sia destinata a finanziare esclusivamente investimenti nel settore marittimo”: perché il rischio, è rimanere per sempre a pagare quote sui carburanti tradizionali o di transizione, senza poter mai arrivare ad avere green fuel prodotto su larga scala.

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