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I grandi progetti infrastrutturali

Il ritorno del Bruco: Musso corteggia WeBuild e Garrone

Bruno Musso, presidente del gruppo Grendi e uno dei protagonisti storici dello shipping genovese, cerca la benedizione dei grandi sponsor industriali per il suo Bruco, il nastro per trasportare i container dal porto di Genova all’Alessandrino

di Francesco Margiocco
1 minuto di lettura

Il rendering del Bruco

 

Genova – Bruno Musso, presidente del gruppo Grendi e uno dei protagonisti storici dello shipping genovese, cerca la benedizione dei grandi sponsor industriali per il suo Bruco, il nastro per trasportare i container dal porto di Genova all’Alessandrino: “Vogliamo costituire una società per promuoverlo - dice l’armatore - e Webuild potrebbe farne parte”.

Con l’impresa di costruzioni che ha realizzato il Ponte San Giorgio e realizzerà la nuova diga foranea del porto “il dialogo con Webuild prosegue da tempo. Sono molto interessati”, dice Musso. “Con il suo aiuto, e degli altri futuri sponsor, vogliamo attrarre l’interesse delle istituzioni, per la messa a gara del progetto e la sua realizzazione”.

Attraverso 30 chilometri di tunnel, da scavare, il Bruco dovrebbe collegare il porto di Pra’ con il retroporto padano nella zona di Basaluzzo. Attraverso il tunnel, lungo binari non comunicanti con la normale linea ferroviaria, si muoveranno degli Agv, automated guided vehicles, elettrici e a guida autonoma, ciascuno in grado di trasportare fino a otto container: “È una tecnologia innovativa per l’Italia ma già applicata all’estero”, dice Cristina Migliaro, che per conto di Rina Consulting, società del gruppo Rina, ha svolto uno studio di pre-fattibilità sul progetto. “Secondo i nostri calcoli l’opera avrà un costo di 4,5 miliardi, ammortizzabili in 50 anni, e a regime dovrebbe portare un traffico di 3,5 milioni di container l’anno. È dunque un’opera redditizia, anche in assenza di investimenti pubblici”.

Musso vuole allargare la sua società ed è alla ricerca di altri soci, privati e pubblici: “Il contributo di Webuild - dice - sarebbe fondamentale ma non basterebbe. Non vogliamo che questa diventi l’infrastruttura ‘di’ Webuild o di un altro grande costruttore, ma che sia gestita da una società terza come accade per le Autostrade. Ci piacerebbe coinvolgere anche Erg. Loro si occupano di fonti rinnovabili e questo è un progetto ecologico”.

Musso considera il Terzo Valico non utile al traffico portuale. Ritiene invece che il Bruco, con la sua capacità di movimentare otto milioni di container l’anno, creerebbe il sistema logistico più elettrificato e tecnologicamente avanzato del Mediterraneo, dimezzerebbe le tonnellate di anidride carbonica emesse per il ogni container trasportato, “da 0,6 a 0,35 tonnellate”, e senza distogliere volumi di traffico da altri porti permetterebbe lo sviluppo di nuovi traffici in prevalenza verso i mercati dell’Europa continentale in un raggio di 600 chilometri da Genova: Svizzera, Baviera, Austria, Baden-Wuertemberg, Rhone-Lione. 

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