Wang Jing, l’uomo che vuole costruire il mega-porto in Crimea

Kiev- Nella sterminata galassia di paperoni, tycoon, oligarchi e nuovi ricchi, il mondo economico fatica a inquadrare la figura del magnate cinese Wang Jing.

di Luigi Guelpa

Kiev- Nella sterminata galassia di paperoni, tycoon, oligarchi e nuovi ricchi, il mondo economico fatica a inquadrare la figura del magnate cinese Wang Jing. L’uomo nelle cui mani il presidente del Nicaragua Daniel Ortega ha messo l’intera operazione del “Gran Canal Interoceánico”, cedendogli tutti i diritti per 50 anni estendibili ad altri 50, e che nei giorni scorsi ha incontrato Putin per dare vita al più grande polo infrastrutturale al mondo in Crimea, è un carneade con una disponibilità economica illimitata. Fino al 2013 non lo conoscevano neppure in Cina.

È vero che il 42enne mancato ingegnere lavora prevalentemente a Hong Kong, ma la sua residenza è a Pechino, in una delle zone più lussuose della città, nel quartiere Fengtai Fang. “Park District Court No. 3” recita l’indirizzo sulla carta d’identità. Di Wang Jing si riesce a sapere praticamente tutto, iniziando da Forbes che l’ha classificato al 22esimo posto tra le 500 persone più ricche del pianeta, con un patrimonio personale che sfiora i 4 miliardi di dollari. Il proprietario della compagnia di telefoni cellulari “Xinwei”, sostiene con un pizzico di arroganza che la sua azienda è destinata a contribuire al “progresso della civiltà mondiale e che diventerà una leggenda”. È top secret, almeno all’apparenza, il modo in cui sia riuscito a mettere assieme in così poco tempo una fortuna che gli consente di sedere al tavolo dei potenti della terra e con loro stringere accordi economici. Senza dimenticare rapporti di amicizia, sempre recenti, con altri milionari: da Roman Abramovich al re dei broker di Singapore Peter Lim. Si dice che abbia iniziato come rappresentante di pietre preziose, un qualcosa di simile a un porta a porta che in una decina d’anni è diventata un’attività così ben remunerata da consentirgli di abbandonare le pietre e di aprire ex novo una compagnia telefonica, oggi la numero uno del formicaio cinese.

Secondo fonti dei servizi segreti della Corea del Sud, emanazione a tutti gli effetti della Cia, il novello tycoon sarebbe la testa di legno dell’attuale premier Li Keqiang, il vero proprietario di buona parte delle fortune attribuite a Wang. «Diversamente risulterebbe inconcepibile giustificare così tanto denaro accumulato in appena due anni», racconta alla stampa di Seul il ministro degli Esteri Yun Byung-se.

L’accordo sottoscritto con la Russia fa tremare i polsi. Si tratta di sontuosi investimenti per la costruzione di un porto in acque profonde sul Mar Nero, dalle parti di Yevpatoria, in Crimea: un affare da 10 miliardi di dollari, di cui tre da spendere immediatamente per le infrastrutture di base e altri sette da spalmare negli anni a seguire per la realizzazione di centri di stoccaggio di merci e carburanti (con una capacità annua di 200 milioni di tonnellate). Il tutto come parte di un nuovo corridoio di trasporto dall’Asia all’Europa denominato “La cintura economica della Grande Via della Seta”.

Per conto del colosso agricolo China’s Xinjiang Production and Construction Corps, Wang starebbe per assicurarsi il diritto a coltivare oltre 3 milioni di ettari di suolo per un arco temporale di 50 anni. Il territorio in questione fa parte dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, ormai sotto il controllo di Mosca. La Cina ha bisogno di terre coltivabili, sia perché deve soddisfare il suo enorme fabbisogno alimentare, sia perché un quinto della sua superficie agricola risulta essere inquinato. Un altro progetto riguarda la costruzione del gasdotto “Power of Siberia”, con 60 miliardi di metri cubi di gas annui di capacità, provenienti dai giacimenti siberiani di Kovykta e Tchayandinskoe, dove una diramazione convoglierà oltre 38 miliardi di metri cubi l’anno in Cina. La notizia è stata di recente confermata dall’ambasciatore russo alle Nazioni unite Vladimir Chizhov, che ha anche ricordato come il governo del suo Paese abbia «fiducia nel lavoro che il dottor Wang saprà portare a termine in maniera brillante».

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