Il terminal di Vado Ligure corre: prime navi nel 2019

Genova - «Lavori già completati al 54%». L’opera è tra le più attese in Italia.

Genova - «La costruzione della piattaforma sta andando avanti bene, siamo al 54% del completamento dei lavori», spiega Paolo Cornetto, managing director di Apm Terminals a Savona-Vado. Accanto alle opere infrastrutturali per il nuovo terminal container di Vado Ligure (nella cui compagine Apm rappresenta il 50,1 per cento, Cosco shipping ports il 40 e Qingdao port international development il 9,9) vanno avanti anche gli acquisti di attrezzature, gru di banchina e non solo. «A novembre - afferma il manager - sono arrivati i primi dieci nuovissimi ‘straddle carrier’, le gru a cavaliere per la movimentazione orizzontale dei container che abbiamo acquistato, dopo un investimento importante: sono dieci, ma la flotta che prevediamo di utilizzare con la piattaforma a regime è di diciannove mezzi di questo tipo. Sono mezzi molto moderni, ad alimentazione mista, diesel/elettrica, cosa che fra l’altro ci consentirà di ridurre le emissioni, e per manovrarli stiamo assumendo operatori specializzati, e altri ne formeremo assumendo disoccupati. A fine marzo 2018 inoltre arriveranno anche le prime gru per il nuovo terminal, che partiranno dalla Cina proprio nei giorni attorno a Natale: insomma la realizzazione della piattaforma di Vado procede e stiamo lavorando per vedere l’arrivo delle prime navi nella primavera del 2019».

Mentre il terminal container, il più automatizzato fra quelli realizzati finora in Italia, si avvia a diventare operativo, nelle aree gestite da Apm ci sono già attività in corso, come quella del terminal reefer e il traffico intermodale. «Dopo anni di stop - ricorda Cornetto - da Vado sono ripartiti i primi treni merci, un segnale di attività importante e in linea col nostro obiettivo di movimentare via ferrovia almeno il 40% dei container».

Il terminal container di Vado Ligure è una delle sfide maggiori della portualità italiana degli ultimi anni. La piattaforma è stata contestata almeno su due fronti, entrambi i quali sostengono che l’opera non serve: i comitati di cittadini temono un peggioramento delle condizioni di vita a Vado, mentre molti operatori portuali genovesi considerano che il terminal non genererà nuovo traffico, ma ne sottrarrà alle banchine della Lanterna. Apm invece sostiene che porterà a Savona circa un milione di teu a regime conquistando anche nuovi mercati, in Baviera, Svizzera, Austria e Francia. Per ottenere questo risultato la società terminalistica del gruppo danese punta sull’utilizzo della ferrovia. Da Savona partiranno treni lunghi 450 metri che collegheranno il terminal con gli interporti dell’Italia settentrionale. Lo scalo savonese diventerà uno di quelli con maggiore attività intermodale mare-ferrovia. L’obiettivo è il 40 per cento del traffico totale movimentato su treno, un dato paragonabile o superiore a quello degli scali che oggi in Italia hanno maggiore traffico ferroviario, ossia Trieste e La Spezia.

Un punto su cui il terminal si sta muovendo è quello dell’occupazione. Già oggi la piattaforma fa lavorare 142 persone per l’attività dell’ex terminal reefer, su un’area di 37 mila metri quadrati dove si muovono circa 600 mila pallet di frutta fresca all’anno, generando un traffico di 70 camion al giorno. In futuro, grazie anche alla presenza nella compagine societaria della cinese Cosco, verrà sviluppato, accanto al traffico principale dei container, quello dei carichi eccezionali. Il piano di assunzioni prevede, in aggiunta ai lavoratori del terminal reefer, 237 lavoratori in una prima fase, che saliranno a 309 con l’entrata in servizio del terminal, nel marzo 2019, per diventare quattrocento con la piattaforma a regime, dal 2020, quando sarà pienamente operativa la capacità di 1,1 milioni di teu. Nel quadro delle future assunzioni, il terminal si è impegnato ad assorbire almeno metà dei quaranta partecipanti al corso di formazione per operatori di terminal portuali, organizzato da Is.for.coop e che fa parte del programma di iniziative avviate dalla Regione Liguria nell’ambito del programma “Blue economy”, le cui iscrizioni sono ancora aperte fino al prossimo 12 gennaio 2018. Il corso, gratuito e della durata di 600 ore, è rivolto a 40 disoccupati, giovani e adulti, in possesso di qualifica triennale, diploma di scuola secondaria superiore o laurea, conseguita sia con il vecchio che col nuovo ordinamento universitario.

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