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«Giusto investire sulle banchine, ma ora potenziamo le reti ferroviarie» / INTERVISTA

Genova - Andrea Gentile, presidente di Assologistica: «C’è una difficoltà e questo crea preoccupazione fra le nostre imprese. La locomotiva tedesca è in fase di rallentamento e il Pil italiano è ai minimi».

di ALBERTO GHIARA

Genova - La diplomazia è un’abilità che viene riconosciuta ad Andrea Gentile, da pochi giorni confermato alla presidenza di Assologistica, e che ha gli consentito di portare a casa, nel corso del suo primo mandato, il rinnovo del contratto nazionale in un settore spinoso come appunto quello della logistica. Ma in filigrana dalle sue parole emergono posizioni nette, pur nel riconoscimento delle ragioni altrui. E così, lui che viene dal mondo portuale ravennate (è direttore generale di Docks Cereali, del gruppo Pir), sottolinea l’importanza del porto di Genova, ma invita il governo a guardare anche altrove quando si tratta di mettere mano al portafogli. E sulla Tav, legittimo analizzare costi e benefici, ma poi non si scherza: avanti con il progetto per il bene dell’economia italiana.

I dati dell’Istat mostrano che le esportazioni italiane sono diminuite a dicembre del 2018. Siete preoccupati?
«C’è una difficoltà e questo crea preoccupazione fra le nostre imprese. La locomotiva tedesca è in fase di rallentamento e il Pil italiano è ai minimi».

Per rilanciare l’economia, pensa che sia importante investire in infrastrutture come la nuova diga del porto di Genova, che permetterebbe di far arrivare in banchina navi più grandi?
«Il porto di Genova è il primo in Italia ed è rilevante per il paese. Diga, Terzo valico, Gronda, nuovo ponte sul Polcevera sono opere importanti, con costi altissimi. Bisogna valutarli bene. Ci sono investimenti da fare anche in altri porti. Avere porte d’ingresso efficienti per le merci è sempre positivo».

Le infrastrutture che ha citato non riguardano soltanto Genova.
«Il porto di Genova e la logistica del Nord-Ovest sono al servizio del triangolo più industrializzato del Paese, ma si può dire che in tutta Italia ci sono infrastrutture importanti per l’economia italiana. Recentemente, durante un convegno a Milano, mi sono trovato d’accordo con il sindaco di Genova, Marco Bucci, sul fatto che le infrastrutture rappresentano lo scheletro di un Paese. Infrastrutture efficienti e, tengo a sottolineare, connesse fra loro, sono necessarie per la circolazione delle merci e per l’internazionalizzazione dell’Italia».

Il crollo del ponte Morandi ha mostrato che siamo perfino più indietro di quanto si temesse?
«Questa catastrofe ha penalizzato non soltanto Genova e la Liguria, ma l’Italia intera. Il monitoraggio e la manutenzione dell’esistente sono importantissimi. Il recente sequestro di un tratto stradale della E45, in Umbria, da parte della magistratura ha diviso in due l’Italia bloccando una parte del flusso di traffico da Lazio e Umbria verso Emilia Romagna e Veneto».

Che cosa pensa della discussione sulla Tav Torino-Lione?
«L’analisi governativa è importante. Spero che si prenda una decisione in breve tempo a beneficio dell’intero Paese. Ma non dobbiamo concentrarci soltanto sulla Tav. Ci sono altre opere importanti da completare come ad esempio il tunnel del Brennero o il Terzo valico, che consentirà al porto di Genova di contendere merce che oggi da Milano va verso Rotterdam».

Qual è il bilancio, da parte di Assologistica, della legge che ha riformato la governance dei porti italiani?
«La legge è stato un primo passo verso una logistica moderna. Prima le Autorità portuali si occupavano soltanto dell’area demaniale, adesso anche del retroporto. Siamo però indietro sul fronte ferroviario. Dobbiamo assolutamente migliorare, così potremo aggredire il mercato europeo, dalla Svizzera alla Germania meridionale. Abbiamo bisogno delle ferrovie per evitare che le navi facciano un giro più lungo passando dai porti del Nord Europa».

La concorrenza dei porti del Nord, il gigantismo di navi e compagnie marittime, la sempre maggiore concentrazione della catena logistica internazionale in poche mani: l’Italia e le sue piccole imprese rischiano di fare la fine del vaso di coccio?
«Ormai si fa fatica a dire che nella logistica piccolo è bello. Le Autorità di sistema portuale sono state un primo passo per rispondere a questa sfida, un passo che ha portato fervore sulle banchine. Adesso serve un coordinamento nazionale dei porti, che manca e che potrebbe fare la differenza nel confronto coi grandi gruppi privati».

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