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Botta (Spediporto): «Gli occhi dell’Asia sono puntati su Genova» / INTERVISTA

Genova - Il porto di Genova guarda anche a Oriente per sviluppare i propri traffici con l’obiettivo di ripartire a pieno regime dopo l’emergenza Morandi.

di Matteo dell’Antico

Genova - Il porto di Genova guarda anche a Oriente per sviluppare i propri traffici con l’obiettivo di ripartire a pieno regime dopo l’emergenza Morandi. E proprio una volta che il nuovo viadotto sul Polcevera verrà realizzato, anche la comunità del primo scalo italiano potrà contare nuovamente su un’infrastruttura fondamentale per il porto. I vertici di Spediporto, l’associazione che raggruppa gli spedizionieri genovesi, sono stati di recente in Asia dove torneranno nelle prossime settimane per promuovere con una serie di incontri tra operatori, aziende e istituzioni, lo sviluppo dell’economia marittima. «C’è grande interesse da parte della comunità internazionale, orientale compresa, nei confronti della nostra città, delle nostre banchine e di come Genova sta ripartendo dopo il crollo del Morandi», spiega il direttore generale di Spediporto, Giampaolo Botta.

Per quali motivi c’è questo interesse?
«Il mercato internazionale della logistica è in grande evoluzione. Se guardiamo nello specifico il settore portuale stiamo notando una certa difficoltà da parte degli scali del Nord Europa, che hanno alcuni problemi sia dal punto di vista dei dragaggi che della navigabilità dei canali che si stanno abbassando sempre di più per via della diminuzione del livello dell’acqua. Tutto questo non fa altro che spostare l’attenzione dei colossi internazionali che operano nel nostro comparto, compresi quelli dell’Estremo Oriente, nei confronti dei porti del Mediterraneo Occidentale».

Anche nel Mediterraneo però c’è parecchia competizione. Per quale motivo Genova dovrebbe avere la meglio su altri scali?
«La concorrenza è elevatissima, è vero. E la tendenza che stiamo notando e che proseguirà anche nei prossimi anni è quella di sempre più traffici concentrati in un numero ridotto di porti. Genova vanta una posizione geografica invidiabile, ma non basta: servono nuove infrastrutture, quelle già progettate e quelle che ormai attendiamo da anni come Terzo valico e Gronda».

Bastano solo queste due infrastrutture per fare il salto di qualità?
«Queste due opere contribuirebbero e non poco allo sviluppo dell’intera economia genovese ma c’è, ovviamente, anche dell’altro. Oltre alla ricostruzione del viadotto sul Polcevera, ci sono una serie di progetti sui quali si sta discutendo e che potrebbero cambiare il volto del porto di Genova».

Quali sono questi programmi?
«Uno su tutti la creazione di una Zona logistica semplificata in Valpolcevera. Al Belt and Road Summit di Hong Kong abbiamo presentato alla comunità finanziaria, grazie al supporto di Hktdc e alla Associazione Italia-Hong Kong, il nostro progetto. Possiamo trasformare molte aree della vallata e metterle a disposizione dell’attività logistica: l’obiettivo è quello di fare di questa parte di città un retroporto di primo miglio per il primo scalo d’Italia e collegare le banchine del bacino di Sampierdarena con l’entroterra. Recuperare aree dismesse nella valle, creare nuovi posti di lavoro e consentire la nascita di nuove attività produttive collegate con il porto, permettendo all’intera zona di avviare una rinascita economica dopo il crollo del Morandi. Per queste aree sono previsti sgravi fiscali, crediti di imposta, riduzione delle tasse di ancoraggio, un contributo per il trasporto su ferro, la cassa integrazione in deroga per le categorie che non hanno la Cig ordinaria, contributi per investimenti e incentivi una tantum per imprenditori ed imprese. Sono previste inoltre assunzioni nei comparti amministrativi strategici legate ai controlli sulle merci».

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