Terminal container, l’Adriatico al centro del risiko internazionale

Venezia - I grandi operatori si contendono il traffico dei terminal container adriatici.

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Venezia - I grandi operatori si contendono il traffico dei terminal container adriatici. Il gruppo di Singapore Psa è presente a Venezia, Msc a Venezia, Trieste e Ancona, Contship Italia a Ravenna. A questi si aggiunge il gruppo filippino Ictsi a Fiume, dove presto potrebbe arrivare anche la Port Authority di Ningbo (Cina) per gestire un nuovo terminal, mentre l’altra grande realtà dell’area, Luka Koper a Capodistria, è controllato al 51 per cento dal governo della Slovenia e punta a allargare del 50 per cento la propria capacità. Con ruolo di partner o in gestione autonoma ci sono poi aziende locali come Frittelli a Ancona (socio di Msc), Sapir a Ravenna (socio di Contship), T.O. Delta a Trieste (socio di Msc) e ancora la maltese Mariner a Venezia (socia di Msc).

La vocazione dell’Adriatico è principalmente legata a traffico regionale, se si escludono i casi di Trieste e Capodistria, che si sono conquistati una fetta di mercato internazionale verso l’Europa Centro Orientale. In passato i tentativi di creare hub più ambiziosi nell’Adriatico meridionale non hanno retto alla prova del mercato, da Brindisi a Durazzo, in Albania, e includendo nei fallimenti anche la più recente vicenda del terminal container ionico di Taranto, che ha perso tutto il transhipment e ha visto migrare a Bari i container del mercato pugliese. Qualcosa però si spera che cambi con l’iniziativa Bri del governo di Pechino. Attualmente, quest’area è entrata nei radar della compagnia cinese Cosco, alla ricerca di sbocchi per la Nuova via della seta marittima. Dall’hub di transhipment del Pireo, che quest’anno supererà i 5 milioni di teu, partono verso l’Adriatico servizi feeder per Venezia, Trieste e i principali scali dell’area e uno, di recente costituzione, verso il porto di Fiume, oltre ai servizi della Ocean Alliance di cui Cosco è membro.

La Cina è interessata anche al porto di Trieste e negli ultimi mesi la società cinese Cccc ha firmato due Memorandum of understanding con l’Autorità di sistema portuale del mar Adriatico orientale per lo sviluppo di progetti logistici in Italia e in Cina. Il 2019 non è stato particolarmente brillante per i maggiori scali italiani dell’Adriatico, con Trieste che ha visto la crescita dei container nel primo semestre (+13 per cento a 391 mila teu) azzoppata dal drastico calo dei traghetti con la Turchia (ro-ro -28 per cento), mentre Venezia ha visto diminuire i container nei primi nove mesi (-3,8 per cento a 460 mila teu), anche se i pieni sono rimasti in zona positiva (+0,7 per cento a 340 mila teu). In crescita i traffici del concorrente Luka Koper, che nel primo semestre ha sfiorato i 500 mila teu (+2 per cento), e quelli di Ravenna (167 mila teu nei primi nove mesi, +3,1 per cento, con i pieni cresciuti del 5,9 per cento). Insomma, complessivamente il mercato dei container in Adriatico tiene, ma l’aspettativa degli operatori è che la Nuova via della seta contribuisca a trasferire qui parte del traffico destinato all’Europa centrale, il che porterebbe incrementi di traffico ancora più sostanziosi.

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