Depositi chimici in porto a Genova, "favorita" l'area del terminal Messina

Carmagnani e Superba, stando all’analisi portata avanti dall’Authority, dovrebbero traslocare sulla sponda sinistra del torrente Polcevera

Il terminal Messina

Genova - Palazzo San Giorgio, Comune e Regione hanno deciso, almeno sulla carta. Anche se sull’argomento, da parte delle istituzioni, vige ancora il massimo riserbo. Secondo quanto risulta a Il Secolo XIX- The MediTelegraph, il terminal Messina, posizionato sulla sponda sinistra del torrente Polcevera, è l’area che si è aggiudicata il punteggio più alto per ospitare i depositi costieri di Carmagnani e Superba al termine dello studio condotto dai tecnici dell’Autorità di sistema portuale che da mesi lavorano per scegliere il luogo che dovrà accogliere i depositi costieri destinati a lasciare Multedo. Dietro, a pochissimi punti di distanza, nella graduatoria è stata indicata la zona della centrale ex Enel, sotto la Lanterna. Al terzo e quarto posto, con ampio distacco rispetto ai primi due siti, si sono posizionate le zone ex Ilva, sulla sponda destra del torrente Polcevera, e infine la porzione di diga foranea del porto che si trova sempre di fronte alla foce del Polcevera. Il polo petrolchimico - secondo lo studio condotto da Palazzo San Giorgio - è dunque destinato a trasferirsi all’interno del porto, in una parte del terminal container gestito dal gruppo Messina che dovrebbe cedere a Carmagnani e Superba un’area di circa 35 mila metri quadrati anche se la partita pare tutt’altro che conclusa perché sul progetto manca in primis il via libera da parte di Enac.

Depositi vicini all’aeroporto
Carmagnani e Superba, stando all’analisi portata avanti dall’Authority, dovrebbero traslocare sulla sponda sinistra del torrente Polcevera. La zona si trova però vicinissima all’aeroporto Cristoforto Colombo e il progetto richiede il via libera da parte di Enac, l’ente nazionale per l'Aviazione civile, che in questi casi deve dare il proprio via libera. Il timore delle istituzioni, infatti, è che Enac possa bocciare il trasferimento dei depositi costieri che potrebbero interferire con il cono aereo del vicino aeroporto. Il problema non riguarderebbe l’altezza dei depositi ma le conseguenze sul traffico aereo che potrebbero esserci nel caso in cui scoppiasse un incendio all’interno del polo petrolchimico visto che le fiamme, qualora dovesse verificarsi un incidente, potrebbero interferire e ostacolare il decollo e l’arrivo degli aerei. Proprio per ridurre il più possibile i rischi di una bocciatura da parte di Enac sul trasferimento dei depositi, a Palazzo San Giorgio stanno studiando tutti i casi simili nel mondo dove siti industriali potenzialmente a rischio incendio sono stati posizionati a poca distanza da un aeroporto, così da rendere il piano di trasloco il più sicuro possibile ed evitare che il progetto venga bocciato da Roma.

Aziende spingono per la Lanterna
Carmagnani e Superba sono da tempo pronte a lasciare Multedo e difficilmente si opporranno a una decisione finale presa dalle istituzioni. In ogni caso, come ribadito da tempo dalle due imprese, per ora «l’unica ipotesi in considerazione per la delocalizzazione dei depositi costieri è l’area Enel, sull’ex Ponte Idroscalo». Il progetto vicino alla Lanterna - valutato, condiviso e approfondito a partire dalla fine del 2013 - secondo Carmagnani e Superba risulta al momento «l’unico attuabile in tempi certi. L’area in questione è infatti ad oggi l’unica contemporaneamente compatibile e disponibile, oltre che già dotata di un’infrastruttura ferroviaria per sviluppare il trasporto intermodale». La realizzazione del nuovo deposito comporterà 40 milioni di euro di investimenti, interamente privati, e consentirà secondo le imprese coinvolte la salvaguardia dell’occupazione diretta e indiretta. Nei depositi costieri vengono stoccati prevalentemente prodotti liquidi che trovano impiego nell’industria farmaceutica, agrotecnica, della plastica, delle vernici, dei diluenti, delle colle e di altri settori produttivi. Da fine 2010, Carmagnani e Superba sono autorizzati allo stoccaggio di oli minerali tra cui biodiesel di origine vegetale e oli lubrificanti. Per le due aziende gli impianti costieri sono sicuri sia per i lavoratori che per i cittadini, visto che «gli effetti credibili di un eventuale, improbabile, incidente rilevante rimarrebbero nell'ambito dei confini dello stabilimento».

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