La difficile corsa dell'Italia verso l'addio al carbone

Gli iter sono sempre molto lenti e la stessa Enel, a maggio scorso, aveva avvertito della necessità di premere sul pedale dell'acceleratore per far partire la riconversione in quattro centrali

Abbandonare l'energia prodotta dal carbone è un obiettivo non semplice

Roma - L'addio al carbone nel 2025 potrà avvenire solo se, nell'arco di questi cinque anni, saranno stati realizzati gli impianti sostitutivi e le infrastrutture necessarie a mettere in sicurezza il sistema elettrico. La "condizione" è espressa con chiarezza nel Piano nazionale per l'energia e il clima (Pniec), che il governo (Sviluppo, Ambiente e Infrastrutture i ministeri coinvolti) ha inviato a Bruxelles e che traccia fin nei minimi dettagli il percorso energetico che l'Italia intende intraprendere nei prossimi anni. Un percorso che ha come stella polare la decarbonizzazione e il ricorso sempre più massiccio alle rinnovabili: i consumi finali lordi totali assicurati dall'energia verde ammonteranno al 30% del totale (55% nel settore elettrico, 33,9% in quello termico e 22% nei trasporti).

L'obiettivo, ha infatti spiegato il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, «è quello di contribuire in maniera decisiva alla realizzazione di un importante cambiamento nella politica energetica e ambientale dell'Unione europea, attraverso l'individuazione di misure condivise che siano in grado di accompagnare anche la transizione in atto nel mondo produttivo verso il Green New Deal». Tuttavia, si lamenta il Wwf, «la sensazione è quella che stiano mettendo le mani avanti rispetto all'unico obiettivo politico realmente innovativo». È evidente che l'addio al carbone, in questo percorso, è centrale, ma appare altrettanto chiaro che non si tratta di una pratica da sbrigare in poche settimane. Le centrali a carbone attualmente in funzione, in Italia, sono otto: di queste, cinque fanno capo all'Enel, due ad A2A e una a Ep. È vero che il loro apporto alla generazione termoelettrica è «limitato» rispetto a ciò che accade in altri Paesi europei (basti pensare alla Germania), ma si tratta pur sempre di oltre 30 TWh all'anno, di cui sarà possibile fare a meno, avverte il Pniec, «sempreché siano per tempo realizzati gli impianti sostitutivi e le necessarie infrastrutture, e una significativa accelerazione delle rinnovabili e dell'efficienza energetica nei processi di lavorazione».

Da qui, la necessità non solo della trasformazione degli impianti a carbone passando al gas e alle rinnovabili, ma anche della realizzazione di alcune opere infrastrutturali per la trasmissione e la distribuzione che vanno fatte rapidamente, dando «certezza sui tempi del processo». Gli iter autorizzativi, si sa, in Italia sono sempre molto lenti e la stessa Enel, a maggio scorso, aveva avvertito della necessità di premere sul pedale dell'acceleratore per far partire la riconversione in quattro centrali. Nel frattempo, però, gli iter sono partiti, così come i tavoli al Mise. Per vedere se si procede con l'auspicata solerzia una prima verifica è fissata alla fine del 2020.

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