Porti italiani, è l'ora della spending review

Genova - I porti italiani dovranno tirare la cinghia, in particolare gli enti gestori, finiti nel mirino dell’ultima legge di bilancio. Nel mirino le spese per beni e servizi delle Adsp

di Matteo Dell'Antico

Genova - I porti italiani dovranno tirare la cinghia, in particolare gli enti gestori, finiti nel mirino dell’ultima legge di bilancio, che in un passaggio prevede come - a decorrere da quest’anno - le Autorità di sistema portuale non potranno «effettuare spese per l’acquisto di beni e servizi per un importo superiore al valore medio sostenuto per le medesime finalità negli esercizi finanziari 2016, 2017 e 2018».

La misura di spending review ha già messo in allarme gli uffici di Assoporti - l’associazione degli scali italiani - e praticamente tutte le Authority nazionali che stanno correndo ai ripari per capire come e dove ridurre i costi ma soprattutto se c’è ancora qualche margine di manovra per evitare di dover fare i conti con un budget ridotto rispetto al passato.

Dai tagli sono escluse ad esempio la progettazione e realizzazione di grandi opere, ma sono coinvolti settori come quello della sicurezza in banchina, investimenti informatici e tecnologici e spese di rappresentanza, fondi per ammodernare i varchi portuali e quelli necessari per la manutenzione.

Altra nota dolente riguarda il bilancio previsionale per l’anno in corso che ogni ente, alla fine del 2019, ha già approvato e dovrà - salvo nuovi sviluppi - essere rivisto e rifatto prevedendo una spesa complessiva minore a quella ipotizzata.

La preoccupazione che stanno avendo praticamente tutti i vertici delle Adsp è quindi quella di dovere tagliare spese già previste e non avere abbastanza budget per fare fronte alle esigenze che arrivano dalle banchine.

A Palazzo San Giorgio, sede dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale che raggruppa al suo interno gli scali di Genova e Savona, il risparmio chiesto dalla legge di bilancio è di circa otto milioni di euro sui 24 milioni di euro di spesa corrente interessata dai tagli: «Sicuramente questa disposizione ci mette in difficoltà - dice il presidente dell’Authority, Paolo Emilio Signorini - visto che dovremo rivedere tutti i conti e cercare di risparmiare su diverse voci, anche se qualche riduzione può certamente essere fatta. Ci stiamo comunque muovendo, noi come altri porti d’Italia, per capire se ci sono delle possibilità per evitare di mettere a rischio alcuni settori della nostra attività, e proprio per questo stiamo avviando un dialogo al ministero dello Sviluppo economico con il supporto di quello dei Trasporti, dal quale le Adsp dipendono».

Nel 2020 la spesa media per beni e servizi, secondo un comma - il 591 (articolo 27) - riportato nella Finanziaria, dovrà dunque essere inferiore a quella della media del triennio 2016-2018. Ma dal 2016 ad oggi molte cose sulle banchine italiane sono cambiate. Nel 2016 ad esempio i porti di Genova e Savona non erano riuniti all’interno della stessa Authority.

Non solo: le spese di Palazzo San Giorgio, dall’estate del 2018, sono notevolmente cresciute dopo i numerosi problemi causati all’economia portuale dal crollo di Ponte Morandi.

C’è di più: recentemente è stato inaugurato a Vado Ligure, in provincia di Savona, un nuovo terminal contenitori che si estende su 700 metri di banchina con un fondale di 17 metri e potrà accogliere le grandi navi di ultima generazione occupando 390 persone a pieno regime, con il contestuale incremento degli interventi necessari da parte dell’Authority di Genova e Savona per garantire beni e servizi all’interno del proprio territorio di competenza.

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