Dogane, Italia ai primi posti per sequestri di eroina e tabacco

Nel 2018 il programma italiano ha permesso il sequestro di 51 tonnellate di cocaina, 2,5 di cannabis, quasi 1 di eroina, 154 chilogrammi di Nps (nuove sostanze psicoattive, come le nuove droghe sintetiche)

Un sequestro di droga a Vado Ligure

di Alberto Ghiara

Genova - «Il commercio illegale transfrontaliero può causare perdite finanziarie sia ai mercanti legali sia ai governi e avere un impatto negativo su altre aree, come l’amministrazione pubblica e lo sviluppo economico», afferma Kunio Mikuriya, segretario generale dell’Organizzazione mondiale delle dogane (Wco). Per avere un quadro più definito del fenomeno, la Wco elabora annualmente un Rapporto sui principali fenomeni di traffici illeciti (“Illicit trade report”), divisi in sei aree: beni culturali, droga, ambiente, proprietà intellettuale e farmaci, frode sulle accise, armi. Sebbene non sia ancora possibile comparare i dati da un anno all’altro, perché il contributo dato dalle diverse amministrazioni è volontario, il quadro disegnato nell’ultimo rapporto, uscito nelle scorse settimane e relativo alla situazione del 2018, ha visto una partecipazione molto vasta al sondaggio, con 154 paesi che hanno risposto, rispetto ai 136 dell’anno precedente. Per contrastare questi traffici, Wco sostiene alcuni progetti come ad esempio il Ccp (Container control programme), il cui obiettivo è compensare con un lavoro di intelligence il basso numero di controlli diretti sui container, ma anche rendere più agile il commercio di chi segue le regole. Ogni anno nel mondo si registrano 750 milioni di movimentazioni di container, ma si stima che soltanto il 2 per cento di questi riceva un’ispezione fisica.

Uno degli strumenti del Cpp sono le Unità di controllo portuale (Pcu), che dal 2009 si sono estese agli aeroporti, e oggi operano in 91 infrastrutture di 54 paesi, soprattutto in America centro-meridionale, Asia centrale, Sud-Est asiatico, Europa orientale e Africa. L’obiettivo è soprattutto il traffico di droga: nel 2018 il programma ha permesso il sequestro di 51 tonnellate di cocaina, 2,5 di cannabis, quasi 1 di eroina, 154 chilogrammi di Nps (nuove sostanze psicoattive, come le nuove droghe sintetiche), oltre a quasi 77 tonnellate di precursori chimici per la produzione illecita di droghe. In maniera più ampia, il Rapporto analizza quali sono i paesi maggiormente coinvolti nelle sei aree prese in considerazione. L’Italia è presente fra le prime quindici nazioni per merce sequestrata soltanto in alcune di queste aree. E’ al secondo posto per quanto riguarda il contrabbando di tabacco, all’undicesimo per quello di prodotti che violano la proprietà intellettuale, al tredicesimo per gli oppiacei, al dodicesimo per il khat (un’erba stupefacente), all’undicesimo per la cocaina. In quasi tutti i casi l’Italia ha registrato fra 2017 e 2018 un aumento consistente del numero di sequestri in porti e aeroporti, tranne che per i prodotti che violano la proprietà intellettuale, per i quali c’è stato un drastico calo, e per il tabacco, dove c’è stata una crescita contenuta.

Il nostro paese non è invece nelle prime posizioni per quanto riguarda i beni culturali, dove in prima posizione è la Federazione Russa (ma il numero di casi è sceso da 55 del 2017 a 22 del 2018), seguita dall’Ucraina e da Cipro. Sul fronte delle droghe, la parte del leone la fanno gli Stati Uniti. Nel computo complessivo hanno avuto oltre 25 mila sequestri, contro i circa duemila dell’Arabia Saudita, che è in seconda posizione, e dell’Austria, che è in terza. Gli Stati Uniti sono al primo posto anche nelle classifiche per singole droghe, mentre varia il paese in seconda posizione: Bahrain per la cannabis, Brasile perla cocaina, Paesi Bassi per il khat, Danimarca per gli Nps, Austria per le sostanze psicotrope, Iran per gli oppiacei. Il rapporto analizza anche i prodotti cosiddetti ambientali, ossia flora e fauna (come previsto dalla convenzione Cites) e rifiuti: al primo posto dei sequestri è la Germania, con 1.237 casi, ossia il 51 per cento del totale, seguita da Paesi Bassi e Hong Kong. Nei sequestri di armi e munizioni gli Stati Uniti precedono Arabia Saudita e Emirati Arabi, con un calo complessivo del 12 per cento fra 2017 e 2018.

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