Tagli alla spesa sui moli, Assoporti all’attacco

Genova - La spending review nei porti "ricorda i patti di stabilità dell’Ue, che hanno fermato anche la crescita dei comuni virtuosi". Così Daniele Rossi, presidente di Assoporti

di Alberto Quarati

Genova - La spending review nei porti «ricorda i patti di stabilità dell’Ue, che hanno fermato anche la crescita dei comuni virtuosi, per rientrare in parametri costruiti solo sul risparmio e non sullo sviluppo».

Daniele Rossi, presidente di Assoporti, boccia i tagli lineari per la spesa corrente di beni e servizi per i 16 porti nazionali previsti al comma 590 art. 1 dell’ultima legge di bilancio, «perché non risolvono la sostanza dei problemi, non lo hanno mai fatto, ma di sicuro creano situazioni di disagio operativo». Risparmiare sì, ragiona Rossi, ma «sarebbe preferibile un’analisi di ogni situazione con verifica delle reali possibilità di intervento. Così com’è, la norma rischia di essere l’ennesima complicazione per una gestione razionale dei porti». Un esempio di questi problemi lo fornisce Paolo Emilio Signorini, numero di Genova e Savona: «Come è noto, dovremo operare per il 2020 circa otto milioni di tagli. Uno dei temi maggiori si pone sugli interventi legati a tempistiche di spesa» come i progetti europei o le caratteristiche di urgenza del decreto Genova, il cui art. 6 prevede proprio il nuovo varco portuale di Ponente che ora rischia di ritardare: «Sono 20 anni che sulle amministrazioni vengono effettuati tagli lineari - commenta Signorini -: se dobbiamo fare un mea culpa, questo dovrebbe riguardare la mancanza di target di spesa annuali».

Così, l’ente che ha speso di più potrà spendere di più, mentre chi è stato più virtuoso (o pigro) potrebbe dover rinviare spese accessorie a nuovi investimenti.

Nel caso di Genova-Savona, il primo grande contenitore individuato dai tecnici dell’Authority riguarda infatti la spesa per l’informatizzazione (due milioni) che impatteranno sull’apertura del varco di Ponente, sull’interconnessione tra i diversi varchi dello scalo, sullo sviluppo della Piattaforma logistica digitale, sul progetto europeo E-Bridge di navettamento della merce tra porto e retroporti.

Un secondo blocco da due milioni è relativo ai costi di sicurezza (marittima: acquisto di nuove boe notturne; a terra: implementazione dei servizi di guardianaggio ai varchi, relativa formazione del personale, in particolare in vista dell’apertura del nuovo varco che da cronoprogramma sarebbe attivo da inizio 2022). Il terzo contenitore (altri due milioni) è relativo ai contenziosi.

Di questi, un milione riguarda i risarcimenti che l’Authority ha stanziato in forma aggiuntiva rispetto al fondo Vittime dell’amianto, rifinanziato dall’ultimo decreto fiscale per 10 milioni di euro.

Altre fonti di spesa dovrebbero riguardare l’energia elettrica, su cui incombono i circa 400 mila euro l’anno per il funzionamento delle opere accessorie al nuovo terminal di Vado (illuminazione, sicurezza, varco) e circa 200 mila euro dovrebbero essere i tagli su spese di rappresentanza come fiere, immagine, sponsorizzazioni: «Porre una soglia di spesa sotto la media degli ultimi due anni significa indebolire ancora di più la nostra portualità a livello internazionale - dice Giampaolo Botta, direttore generale di Spediporto -. Il tema della digitalizzazione dei varchi e delle procedure è un asse strategico, e impatta su i tempi medi di attesa della merce e dell’autotrasporto. Ma anche ridurre i capitoli di spesa sul marketing territoriale significa abbassare la luce sulle poche eccellenze che riusciamo a mostrare, in un ambito dove il coordinamento è scarso. Insomma - conclude Botta - l’incertezza degli investimenti sulle infrastrutture, la debole posizione in Europa sul tema della tassazione delle Authority e su quello delle grandi alleanze tra armatori, mostrano uno stato confusionale del nostro governo».

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