La Cina chiama i porti liguri: "Apriamo un corridoio dedicato alla frutta italiana"

Intervista a Johannes Nanninga, amministratore delegato per l'Europa della Guangzhou Port, il gruppo statale che gestisce il porto di Canton

Johannes Nanninga, amministratore delegato per l'Europa della Guangzhou Port

di Alberto Quarati, nostro inviato

Berlino - «Shenzen è cresciuta... la città ha raggiunto il porto e oggi il porto non è più adatto alla città». Johannes Nanninga, amministratore delegato per l'Europa della Guangzhou Port, il gruppo statale che gestisce il porto di Canton, sintetizza un processo che in Italia è maturato in secoli. Per Shenzhen, ex cittadina trasformata in metropoli per volere di Deng Xiaoping e primo porto del mondo, sono bastati 40 anni. Così torna in voga l'antica Canton, dall'altra parte del Pearl River, diventando il luogo più appetibile per insediare, nell'area di Nansha, la grande industria e quei mega terminal che l'iper tecnologica Shenzhen non sa più dove mettere.

C'è ancora bisogno di porti in Cina?
«Certamente, lo richiede l'evoluzione dei traffici marittimi. Nansha è divisa in tre terminal, due sono già operativi: il primo è di operatori cinesi, il secondo una società tra Cosco e Apm Terminals, sul terzo si stanno costruendo nuovi accordi per la gestione. Il porto storico della città è a 27 chilometri».

Qual è il vostro interesse nel settore della frutta?
«A fine del 2020 apriremo un magazzino coperto da 460 mila metri quadrati, interamente dedicato a questa merce. L'aspetto interessante è che questa struttura servirà soprattutto il traffico in importazione. Per questo stiamo avviando contatti con gli scali più importanti dedicati all'export della frutta, e per l'Italia in questo progetto rientra il sistema portuale Genova-Savona, con cui siamo gemellati».

E che tipo di accordo si può costruire?
«Aprendo un canale diretto, che agevoli l'ingresso della frutta italiana sulla rotta tra Genova e Canton. In aggiunta, all'interno del nuovo magazzino refrigerato, un'area di stoccaggio potrebbe essere dedicata agli operatori italiani che utilizzano la rotta. Con l'Adsp ci siamo seduti al tavolo per la prima volta lo scorso autunno».

Che vantaggio ci sarebbe?
«Un accesso veloce al mercato cinese, con la possibilità di esportare i vostri prodotti più peculiari. Non abbiamo solo gli spazi, ma anche le capacità: il tempo nel settore della merce refrigerata è un fattore determinante. Esempio: in Cina negli ultimi anni è diventato di moda, a inizio anno, regalare ciliege. La maggior parte sono importate dal Cile, dove la stagione dura solo sei settimane. Bene, lo scorso 25 dicembre abbiamo scaricato 23 container di ciliege da una nave della Evergreen, la "Don Giovanni". Il 26%, sei container, sono finiti sotto ispezione. Due ore e mezzo dopo erano già arrivati al mercato generale di Jiangnan, da cui entra la maggior parte della frutta cinese in importazione. Nansha è la banchina più vicina, ma la differenza la fanno le agevolazioni doganali che abbiamo predisposto».

Il coronavirus, oltre a minacciare l’economia del Paese, sta impattando sull'attività del porto?
«A Canton, 12 milioni di abitanti, le persone che hanno contratto il virus sono poche migliaia. Posso dare un punto di vista molto parziale, non ho il grande quadro della situazione. Per i porti, il problema maggiore è l'accumulo di merce, perché nel periodo pre-festivo la Cina applica delle tariffe scontate sui depositi. Così alla merce non smaltita, se ne sta aggiungendo altra. Purtroppo dobbiamo aspettare di capire chi colpisce e come si cura questo virus». —

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