Sì ai commissari, ma sulle opere scelga il Parlamento

Genova - Intervengo nel dibattito aperto ieri dal Secolo XIX, il quotidiano che parla ogni giorno di Trasporti e Logistica, sulle ricette per facilitare la realizzazione delle grandi opere.

di Mino Giachino*

Genova - Intervengo nel dibattito aperto ieri dal Secolo XIX, il quotidiano che parla ogni giorno di Trasporti e Logistica, sulle ricette per facilitare la realizzazione delle grandi opere. L’Italia è cresciuta di più quando ha realizzato le Grandi Opere.

Nel 1860-70 dopo la costruzione del primo Traforo del Frejus, dopo la costruzione delle tratte ferroviarie e dopo l’apertura nel 1896 del Traforo del Sempione. Nel secondo dopoguerra il boom economico si costruisce attorno alla costruzione delle autostrade e dei trafori autostradali alpini costruiti in soli 8 anni, sia la Autostrada del Sole che i trafori del San Bernardo e del Monte Bianco. Il Paese partecipò con entusiasmo a quelle scelte anche se il primo Traforo ferroviario del Frejus ebbe il 30% di voti contrari in Parlamento.

Nel 1975 il Paese spense la luce e cambiò l’orientamento cosicché nel corso della approvazione della Legge Bucalossi venne approvato un emendamento del Partico comunista italiano che bloccava la costruzione delle autostrade. Quella norma durò 25 anni e il Paese continuo a crescere ma a tassi annui dimezzati rispetto al periodo del boom.

Nel 2001 si approvo la Legge Obiettivo che diminuì i tempi e le procedure e piu tardi il governo Berlusconi utilizzo lo strumento del Commissario proprio per accelerare le opere visto che i tempi di trasporto italiani erano superiori alla media europea di almeno un 20%. L’opera più importante fu il Passante di Mestre che diminuì tempi di trasporto dall’Est europeo. In quel periodo attorno all’avvio dei cantieri della Torino-Lione esplose il popolo dei NoTav, No a Tutto che ha rallentato opere e sviluppo economico cosicché oggi il gap infrastrutturale di reti di trasporto rispetto alla media europea è del 30%

La svolta si ha a Torino il 10 novembre 2018 con la prima grande manifestazione in piazza dei SiTav che in 10 mesi attraverso altre grandi manifestazioni e attraverso il rapporto che instaurai con Matteo Salvini portò il 7 agosto 2019 il Senato della Repubblica a grande maggioranza votare contro la mozione NoTav dei 5 Stelle. Ora i lavori sono ripresi sia dal lato francese che dal lato italiano.

In questo periodo dopo la tragica caduta del Ponte Morandi per merito del governo Conte 1 venne utilizzato il commissario, prima Giovanni Toti e poi Marco Bucci, l’attuale Sindaco di Genova.

Il metodo del Commissario è sicuramente strategico per diminuire i tempi della realizzazione ma la scelta delle opere strategiche da realizzare deve essere affidata al Parlamento unico rappresentante del popolo. In tal modo le opere approvate diventano di interesse nazionale e non possono in alcun modo venire messe in discussione. Anche perché è già capitato che qualche tecnico pur di compiacere il governante di turno tolga la Tav dall’elenco delle opere strategiche.

La realizzazione delle tratte italiane delle Reti Ten-T definite dall’Europa vale oltre 50 miliardi di lavori, oltre tre punti di prodotto interno lordo, e rilanciare il settore dei lavori pubblici.

Porti meglio collegati con l’Europa, nuova diga foranea a Genova, renderanno il nostro Paese la porta privilegiata per i collegamenti marittimi e i Paesi del Centro Sud-Europa così da consentirci di raddoppiare i traffici e rendere centrale la nostra logistica.

Perché i porti, nella economia globale che ha nel mare il punto privilegiato del trasporto, saranno in questo secolo cosa è stata la grande fabbrica nel secolo scorso, un grande motore di sviluppo e di innovazione. Nella economia globale infatti le Infrastrutture di trasporto internazionali rappresentano la Vision di un Paese. Ecco la importanza strategica per il Paese di Genova e dei porti liguri.

*L'autore è stato sottosegretario ai Trasporti

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