Un "Comitato Italia" per fare ripartire il Paese attraverso le infrastrutture / L'INTERVENTO

Da operatori economici che lavorano in un settore di frontiera come è quello della logistica, dei porti e dei trasporti, siamo però abituati a confrontarci con i fatti, con i problemi della quotidianità e quindi siamo costretti a essere molto pragmatici

Il cantiere del nuovo ponte di Genova

di Alessandro Laghezza*

Genova - La proposta di Pasqualino Monti di liberare le grandi opere dalla morsa della burocrazia, affidarne la programmazione, gestione e costruzione a un commissario e quindi abbattere i tempi di realizzazione ha incontrato in queste ore un coro di consensi. Persino in una politica attorcigliata su se stessa qualcuno inizia a pensare che il metodo Morandi, quello utilizzato con successo per la costruzione del ponte autostradale di Genova, possa essere copiato in una magnitudo nazionale e applicato con successo imprimendo quella scossa della quale il nostro Paese non ha solo bisogno; è ormai indispensabile per la sopravvivenza del nostro sistema economico. Da operatori economici che lavorano in un settore di frontiera come è quello della logistica, dei porti e dei trasporti, siamo però abituati a confrontarci con i fatti, con i problemi della quotidianità e quindi siamo costretti a essere molto pragmatici. E quindi proprio il consenso che la proposta di Monti sta raccogliendo ci obbliga ad affrontare da subito, in fretta e senza esitazioni, un interrogativo. Come? Come liberare il sistema infrastrutturale italiano dal giogo della burocrazia e di un Codice degli appalti profondamente e mortalmente sbagliato? Come arrivare nei tempi più brevi possibili alla scelta di un commissario alle infrastrutture e all’attribuzione a questo commissario di poteri straordinari presumibilmente per i prossimi cinque anni? Come bypassare i meccanismi perversi di una finta democrazia del consenso e dei permessi e centrare il risultato? Come ottenere che a occupare questa posizione sia un uomo fuori dal coro, fuori dai partiti, qualcuno che abbia dimostrato che si può fare, anche a rischio personale, ma si può fare? A Genova il sindaco Bucci, uomo nato e cresciuto nel mondo delle aziende internazionali, manager approdato quasi per caso alla guida di una grande città, ha affermato un “metodo Genova” contraddicendo tutto quanto di negativo anche in tema di organizzazione, gestione della cosa pubblica, proprio Genova e il suo porto avevano per decenni impersonato. Lo ha fatto per i suoi meriti personali ma anche sulla base della grande spinta dell’opinione pubblica seguita al crollo del Morandi, che ha portato la politica a dover dare risposte urgenti con il Decreto Genova.

Se si vuole replicare un caso Genova e commissariare l’Italia, perché è di questo che stiamo parlando, bisogna avere un grande coraggio e tutti noi, specie uomini di impresa e di associazione, dobbiamo essere pronti a metterci la faccia e a dedicare a questo progetto, essenziale per le nostre aziende e per chi nelle nostre aziende lavora e vitale per il sistema Paese, una parte del nostro tempo. Dobbiamo essere in grado di mobilitare l’opinione pubblica e politica come avvenne nei giorni successivi alla caduta del Morandi. Il primo passo per riappropriarci del nostro Paese passa attraverso i numeri. Non credo di sbagliarmi quando affermo che un progetto rivoluzionario di questo tipo, deve essere compreso dalla gente comune, dall’opinione pubblica che deve fornire all’idea un motore inarrestabile. E i numeri sulle conseguenze di questo progetto vanno cercati, messi in fila. Ciascuno di noi deve impegnarsi a trovarli. Non basta affermare che il Pil crescerà del 2 o il 3%.

Per ogni opera bisogna formulare esempi, fare previsioni sull’occupazione derivante dalla costruzione di opere, ma anche dallo sblocco di economie e di intere aree di Italia che oggi sono dormienti. Il materiale scientifico esiste ed è molto ampio, ma va convertito in dato facilmente comprensibile e comunicabile. Quando dissi pochi giorni fa che realizzare l’intera Ferrovia Pontremolese costa quando due anni di salvataggio Alitalia intendevo esattamente questo. Numeri, fatti, priorità. Impegniamoci tutti a raccogliere questi numeri, metterli in un grande contenitore e comunicarli all’opinione pubblica attraverso un vero e proprio “Comitato Italia”. Per uscire fuori dal chiuso dei nostri convegni e parlare a milioni di persone, non a qualche migliaia di addetti ai lavori come abbiamo fatto fino ad oggi. Pasqualino Monti si è fatto promotore dell’idea? Bene, affianchiamolo e diamogli gli strumenti per vincere la battaglia tutti insieme, contro una burocrazia che ci soffoca ed una politica che non ci rappresenta.

*L'autore è presidente di Confetra Liguria

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