I sindacati: «Bene Psa-Sech sull’occupazione, ma no a trasferimenti di lavoratori»

Genova - I sindacati tornano in campo sulla fusione Psa-Sech. Ieri l’intervista doppia rilasciata al Secolo XIX-the MediTelegraph ha toccato anche i temi occupazionali. Gilberto Danesi, numero uno di Psa e Giulio Schenone, manager del Sech, hannodetto che la fusione avverrà a costo zero per i portuali e l’azienda ieri ha ribadito

di Si. Gal.

Genova - I sindacati tornano in campo sulla fusione Psa-Sech. Ieri l’intervista doppia rilasciata al Secolo XIX-the MediTelegraph ha toccato anche i temi occupazionali. Gilberto Danesi, numero uno di Psa e Giulio Schenone, manager del Sech, hannodetto che la fusione avverrà a costo zero per i portuali e l’azienda ieri ha ribadito: «Non ci saranno esuberi, manteniamo i livelli salariali e ogni altra ipotesi è falsa». Il tema della gestione del personale dopo il matrimonio tra le due società è centrale. I sindacati apprezzano le dichiarazioni dei due terminal, ma avvertono sull’eventuale ipotesi di trasferimento dei portuali da un terminal all’altro. «Negli incontri con l’Authority e la società che abbiamo avuto nei giorni scorsi - spiegano Enrico Ascheri e Enrico Poggi, i due responsabili dei porti della Cgil - ci è stato ribadito che si tratta di un’operazione finanziaria dei gruppi che detengono le quote dei terminal. Rimarrebbero quindi separati, escludendo problemi occupazionali. Siamo vigili e monitoreremo. Le regole attuali sono chiare: non ci deve essere il passaggio dei portuali da un terminal all’altro con l’avvalimento. E questo è stato escluso. Ovvio che vale per tutti, anche per gli altri terminalisti, non solo per Psa e Sech. Non facciamo favoritismi». «Quando abbiamo incontrato la società e l’Authority, ci era stato chiarito che la fusione sarebbe avvenuta attraverso uno scambio di quote in una società di diritto belga, ma le concessioni rimarrebbero separate: quindi il travaso di portuali è un’operazione che non si può fare». Spiegano Roberto Gulli e Duilio Salvo della Uil. E’ un’ipotesi che esclude anche Davide Traverso: «Non è mai stata sul tavolo e nessuno ce ne ha mai parlato, anche quando eravamo con le Rsu del terminal» ma l’avvertimento di tutti è che nel caso si verificasse il trasferimento di lavoratori da Sampierdarena a Pra’ «saremo anche pronti allo sciopero». La Culmv invece ha una posizione attendista sulla fusione Psa-Sech: «Siamo ultras del lavoro portuale: stiamo sugli spalti, aspettiamo che finisca la partita e tifiamo per avere più traffici e quindi più giornate» dice il console Antonio Benvenuti. Intanto Palazzo San Giorgio rischia l’assedio. La decisione di chiedere all’Avvocatura di Stato un parere sui dossier Psa-Sech e Msc-Messina, anche se il quesito sarà più generale, ha infastidito tutti. Schenone e Danesi sono già in pressing sull’Authority: «Faccia in fretta, aspettiamo da cinque mesi». Signorini ha preso qualche giorno per riflettere sulle osservazioni del concessionario. Intanto spunta un precedente. Due anni e mezzo fa il presidente aveva chiesto sempre all’avvocatura di Stato un parere sull’operazione di acquisizione del terminal Rinfuse da parte di Spinelli. Vicenda diversa in cui comunque all’imprenditore fu concesso di comprare il terminal, ma nella parte più generale relativa al divieto di doppia concessione, l’Avvocatura aveva detto che l’Authority è in grado di decidere «caso per caso» se esistono i presupposti «di abuso di posizione dominante» sempre in base alla legge portuale: significa che il mercato rilevante sono i porti di Genova e Savona? Roma ha quindi già chiarito che tocca all’Authority esprimersi «con la necessità che i porti siano aperti a sempre più imprese». A distanza di due anni, pochi scommettono su una risposta diversa.

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