Spending review e tasse scontate: piangono le casse delle Autorità portuali / IL CASO

"Rischiamo seriamente che i porti italiani siano paralizzati, proprio quando invece dovremmo essere pronti a cogliere il rimbalzo". Quasi parola per parola, è questo il messaggio che ieri i presidenti dei porti più arrabbiati si scambiavano nelle chat della rivolta

Il terminal crociere di Genova

Genova - "Rischiamo seriamente che i porti italiani siano paralizzati, proprio quando invece dovremmo essere pronti a cogliere il rimbalzo". Quasi parola per parola, è questo il messaggio che ieri i presidenti dei porti più arrabbiati si scambiavano nelle chat della rivolta e che il Secolo XIX/TheMediTelegraph è riuscito a intercettare. Per ora i membri sono cinque, ma la lista potrebbe allungarsi. I numeri uno delle Authority portuali italiane sono arrabbiati. E’ una questione di conti, perché adesso nelle casse degli scali italiani i soldi saranno sempre meno. L’allarme era già stato lanciato a fine febbraio.

Una lunga lettera inviata ad Alberto Stancanelli, capo di gabinetto del ministro De Micheli, e ai massimi dirigenti romani del Mit, elencava in modo preciso il taglio lineare, porto per porto, determinato dalla spending review voluta dal governo. A firmare il conto, salatissimo, era stato il presidente di Assoporti Daniele Rossi: 44 milioni di euro in meno che ora rischiano di generare «insostenibili compressioni delle spese generali» e di mettere a repentaglio sia «i servizi generali che garantiscono l’efficienza dei porti» che quelli che assicurano «il regolare e sicuro svolgimento delle attività portuali».

Tanto per dare un’idea a Genova e Savona vengono chiesti tagli per oltre 8 milioni di euro, ai porti della Sardegna per 10 milioni. E’ un’ecatombe. Non solo: nelle prossime ore arriverà anche la manovrina chiesta dagli armatori e dagli operatori per superare la crisi del coronavirus. Il governo si prepara a tagliare le tasse di ancoraggio per più di 30 milioni. Anche la Cina ha messo in campo una manovra simile, ma a emergenza finita per cogliere il rimbalzo. I porti italiani potrebbero così trovarsi in cassa quasi 75 milioni di euro in meno. Senza contare che nel decreto in fase di approvazione, c’è anche la rateizzazione dei canoni delle concessioni, l’affitto che pagano i terminalisti per lo sfruttamento delle banchine. E se nei prossimi mesi, superata la crisi del virus, l’Europa chiedesse ai porti di pagare le tasse? Sarebbe altri 100 milioni indietro.

Così spaventati da questi conti, alcuni presidenti si sono arrabbiati perché: «Potevamo e dovevamo incidere di più, facendo presente che con queste misure rischiamo di diventare il bancomat di altri. Contiamo sempre meno politicamente. E a settembre non avremo più benzina per fare nulla» ragionavano sulla chat i ribelli. Nel mirino finisce così il presidente dell’associazione Daniele Rossi. Anche l’idea di dare poteri da commissario ai presidenti non ha trovato terreno fertile. Il modello a cui alcuni presidenti vorrebbero ispirarsi è Genova «e non Taranto» come invece lo stesso Rossi ha annunciato a PortNews. E ora la fronda affila le armi.

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