Il virus chiude la Stella Maris

Niente più visite a bordo, ma rimangono pienamente operative tutte le attività che si possono fare a distanza. A Genova uova di Pasqua per i marittimi sulle navi

di A. Qua.

Genova - Il virus ha chiuso anche l’Apostolato del mare, la grande organizzazione cattolica conosciuta come Stella Maris, che in oltre 300 porti del mondo assiste i marittimi fornendo loro aiuto, collegamenti con le famiglie telefonici e Internet, spazi ricreativi e conforto religioso.

Da 100 anni questa struttura, nata a Glasgow, non si è mai fermata per un solo giorno, rappresentando un approdo sicuro per centinaia di migliaia di naviganti. Poi è arrivato il coronavirus. «Non possiamo più fare le visite a bordo - spiega il diacono Massimo Franzi, responsabile della Stella Maris di Genova e dell’intera organizzazione per l’Italia - perché chiaramente dobbiamo evitare i contatti. Ma nonostante questo continuiamo la nostra attività da lontano, come ad esempio la possibilità di dare loro un collegamento con casa».

A Genova, dove lo scorso anno la Stella Maris ha visitato oltre 1.600 navi per 33.500 persone contattati (per un incremento medio negli ultimi anni del 10%), e ospitato nel suo centro 850 marittimi, per Pasqua l'organizzazione distribuirà 500 pacchetti con l’uovo «e un messaggio per ricordare che nonostante tutto, noi ci siamo sempre» sottolinea Franzi. L’iniziativa tra l’altro sta facendo scuola anche presso le altre Stelle Maris nel mondo.

Solo nel settore crocieristico, spiega Franzi, sono almeno nove le navi da crociera che non hanno trovato un porto dove attraccare, rifiutate per i timori o le restrizioni sul Covid- 19. Nei giorni scorsi l’Organizzazione marittima internazionale ha chiesto ai Paesi un approccio «pragmatico» alla questione del cambio equipaggi, nei fatti vietato in quasi tutti i Paesi del mondo, che costringe persone già imbarcate da mesi a prolungare il loro lavoro sulle navi, mentre a casa altre persone attendono l’imbarco e lo stipendio.

Sin qui, spiegano i responsabili di due tra le maggiori agenzie di manning italiane, Gian Enzo Duci di Esa e Filippo Guadagna di Sirius, in generale si è potuto ovviare ai problemi di copertura prolungando i contratti dei marittimi a bordo, opzione che tuttavia non può essere reiterata in eterno. Per il momento, solo Singapore ha aperto al cambio di equipaggi.

Tre settimane fa Duci, da presidente di Federagenti, aveva sollevato la questione del cambio equipaggio quando ancora la pandemia sembrava una questione solo italiana, ottenendo a fianco di Confitarma e Assarmatori il prolungamento, da parte del ministero dei Trasporti, dei certificati dei marittimi necessari alla navigazione. «Ho fermato tutto, non facciamo più cambi di equipaggio per il momento - dice Guadagna -. Spieghiamo ai marittimi - per la maggior parte, nel settore merci, di nazionalità filippina, indiana, indonesiana - che in questo momento la nave è il loro castello, il punto più sicuro per evitare i contagi, e purtroppo, in questo momento, anche il rischio di essere respinti dal proprio Paese»

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