Psa-Sech, terminal crociere, Culmv: tutti i dossier congelati dal virus / IL CASO

Sono molti i dossier irrisolti che il virus ha congelato: problemi, scontri, fusioni. E persino la costruzione di un terminal. L’orologio dei porti liguri si è fermato

La Msc Seaview a Genova

di Simone Gallotti

Genova - Sono molti i dossier irrisolti che il virus ha congelato: problemi, scontri, fusioni. E persino la costruzione di un terminal. L’orologio dei porti liguri si è fermato. E’ fisso ai primi di marzo, perché da quei giorni c’è solo un pensiero nella testa degli operatori portuali: il coronavirus. Traffici ai minimi, navi che arrivano con il contagocce e ora anche la cassa integrazione. I portuali sono sempre operativi, ma con i volumi in crisi c’è meno lavoro. Prima della chiusura del Paese, alcuni terminal stavano pagando un prezzo alto: ad esempio il Sech già a febbraio segnava -31% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, ma non è stato l’unico ora obbligato a rivolgersi alla cassa integrazione.

Quasi tutti i terminal hanno preso quella strada tranne, per ora, Psa e le banchine di Spinelli (Derna a parte). Nelle casse della Culmv dovrebbero poi arrivare i soldi (meno di un milione di euro) per la formazione per il ricollocamento del secondo semestre, ma il coronavirus potrebbe rallentare anche questa operazione. Il calo di marzo è pesantissimo e mentre il quadro peggiora, le urgenze si accumulano. L’Authority dovrebbe radunare il proprio board in video chiamata entro la fine del mese, ma è difficile pensare che sarà convocato per scongelare qualcosa. Servirà probabilmente per trovare soluzioni all’ennesima emergenza dello scalo. Le fusioni tra operatori sono state per settimane al centro della cronaca portuale, anche a livello nazionale. Per dare più velocemente luce verde al matrimonio tra Psa e Sech, i due principali terminal container del capoluogo, si era tentato persino di cambiare la legge. In un’intervista di fine febbraio al Secolo XIX/TheMeditelegraph i manager dei due terminal avevano chiesto all’Autorità portuale di fare in fretta. Il pressing però si è fermato con il coronavirus. Oggi la sinergia tra le due banchine è stata rafforzata per l’emergenza e la crisi potrebbe dare forse più forza alle motivazioni di chi sostiene la fusione, ma l’operazione ora è anche esposta alle vicende internazionali. Psa è un colosso di Singapore e il coronavirus ha colpito duro in tutto il mondo. Di pari passo, per scelta del presidente Paolo Signorini, sarebbe dovuto andare anche l’ingresso di Msc nel gruppo Messina. Il fronte bancario è stato spostato di un mese, quello più operativo adesso potrebbe scontare le acque agitate che stanno mettendo in difficoltà anche il colosso di Ginevra.

Intanto oggi ci sarà un incontro virtuale tra i terminalisti di Confindustria e il governo del porto, per parlare soprattutto della possibilità di sospendere i canoni delle concessioni e dare cioè un po’ di fiato agli operatori di Genova e Savona. Nel congelatore è finito anche il terminal a Genova di Costa Crociere. Le compagnie hanno subito un durissimo colpo: navi ferme e ricorso a linee di credito miliardarie. I terminal potrebbero non rappresentare più una priorità. Alla Spezia in ballo c’è la nuova struttura da 41 milioni di euro. I dossier, anche quando vengono messi in freezer, hanno comunque una scadenza

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