Il virus azzoppa l’export cinese: nuovo allarme nei porti

Shanghai - Per gli analisti è la caduta degli dei. E per questo gli esperti dello shipping sono molto preoccupati. Gli otto principali porti cinesi, primi anche nella classifica mondiale, soffrono ancora

di Simone Gallotti

Shanghai - Per gli analisti è la caduta degli dei. E per questo gli esperti dello shipping sono molto preoccupati. Gli otto principali porti cinesi, primi anche nella classifica mondiale, soffrono ancora. I dati di marzo erano negativi, quelli di aprile continuano a segnare perdite di traffico. La Cina sarà anche ripartita con la riapertura delle fabbriche, ma non c’è mercato per le esportazioni.

Così il made in China rischia di rimanere bloccato in patria: il coronavirus ha trascinato i volumi dei container nei primi otto porti di Pechino verso il fondo. Per due settimane consecutive colossi del trasporto marittimo come Ningbo, Shanghai, Shenzhen e Tianjin hanno perso più del 5%.

E' stata la stessa associazione dei porti del Dragone a rendere nota la grande crisi, in barba all’ottimismo sparso nelle scorse settimane sulla ripartenza del sistema produttivo.

A febbraio era andata peggio quando l’abisso, sempre a causa del virus, aveva toccato quasi il 20% di contrazione, ma ora le autorità cinesi sono ancora più preoccupate di quando la Cina era nel pieno dell’emergenza, perché ad essere colpito è sopratutto l’export. E la macchina industriale rischia di fermarsi di nuovo, senza lo sfogo dei mercati europei e americani. Pechino prevede un disastro per tutto il 2020.

Se le previsioni che l’associazione dei porti cinesi ha diramato verranno confermate, gli scali asiatici perderanno tra il 10 e il 15% dei volumi rispetto all’anno precedente. Il crollo si riverserà a cascata nel Nord Europa e nel Mediterraneo. Già ora circa il 16,5% delle rotte che partivano dalla Cina dirette al Vecchio Continente, sono state sospese. Msc e Maersk hanno tagliato molti collegamenti perché non c’era merce. Ora l’onda del coronavirus ha allargatoil problema: non ci sono mercati aperti. I porti soffrono e meglio non vanno le compagnie. Nemmeno quelle grandi.

Alphaliner ha pubblicato un rapporto che sta facendo tremare l’industria: sei delle undici più importanti linee al mondo, attive nel trasporto container, presentano una probabilità «molto elevata» di rischio insolvenza.

Le navi ritirate giocoforza dal mercato, provocheranno problemi di cassa e questo quadro difficile non risparmierà nemmeno i principali vettori come Yang Ming, Cma Cgm, Hapag- Lloyd, Hmm, Pil (che ha dovuto smentire ieri con forza di non essere vicina al fallimento) e l’israeliana Zim. Non tutto però sembra perduto. Due casi adesso portano un po’ di ottimismo nel settore.

Anversa nei primi tre mesi dell’anno ha guadagnato container (+4%) e lo stesso è successo a Singapore dove il traffico containerizzato è aumentato di tre punti percentuali.

Si tratta comunque di due isole felici che portano un po’ di speranza ad un settore che rischia di pagare un conto salatissimo per l’emergenza coronavirus.

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